Valloria (IM), il paese delle porte dipinte

Pochi tornanti ben assestati ci allontanano in un attimo dal lungomare di Imperia.
La tentazione di fermarci a Dolcedo è grande: il suo magnifico ponte medievale e la bicromia bianconera dei suoi ciottoli sono già gran trofeo per noi turisti e Valloria, il borgo delle porte dipinte, sembra ancora impervio e distante.
Nelle strette vie della Liguria interna i chilometri paiono dilatarsi e a Valloria, ci vien da pensare, non arriveremo mai.

Panorama di Dolcedo

A vedere che cosa, poi?
Quattro murales vantati in qualche guida per amanti del brivido?

Fortunatamente non cediamo allo sconforto e continuiamo ad inerpicarci su per la montagna finché Valloria diventa realtà.
Le insidie non sono finite.
Piazza Bottino è centro solo morale.
In realtà il paese si snoda in discese vertiginose, attraverso carrugi mai adattati alle esigenze automobilistiche e scale che sembrano non finire.
Ci sono le porte, però.
E sono porte dipinte.
Per una volta la bellezza non ci viene in eredità dagli avi, ma nasce nel ventunesimo secolo, quando, nel tentativo di rendere Valloria “il borgo della baldoria“, un gruppo di amici ha pensato di colorarlo.
Quasi tutte le porte delle case, spesso disabitate, sono state offerte come insolite tele ad artisti di tutto il mondo: il risultato è un insieme eterogeneo di rappresentazioni vivaci e un po’ pacchiane che trasmettono allegria e vitalità.
Si va dal realismo estremo del padrone in canottiera a cui si è tentati di chiedere informazioni ai giochi prospettici di finte finestre che si affacciano su panorami magnifici, dalle forme classicheggianti alle macchie di colore, dai ritratti di persone realmente esistite alle linee stilizzate.
Il contrasto fra l’assetto arcaico del paese e la modernità di colori tanto accesi dà all’insieme un che di posticcio, che probabilmente si attenuerà quando la benevola patina del tempo renderà i murales meno sgargianti, meno sfacciati, meno inautentici.
Già così, però, c’è di che innamorarsi!

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