Un angolo d’Albania in Abruzzo: Villa Badessa (PE)

Villa Badessa ha cambiato la mia idea di isola linguistica.
L’avevo interpretata troppo alla lettera: immaginavo un luogo irraggiungibile, diversissimo per architettura e stile di vita dalla comunità ospitante.
Invece Villa Badessa, comunità arberesch dai costumi tipici e dai gioielli ammalianti, è nell’entroterra di Rosciano, alle porte di Pescara, a una manciata di chilometri dall’autostrada.
A guardarlo superficialmente, è un paese rurale fra mille, con poche case addossate sulla strada principale e una piccola piazza con una chiesa.
E invece il fulcro di tutto è lì, nella chiesa di Santa Maria Assunta, che fa capo alla diocesi di Lungro, provincia di Cosenza.

Cosenza?
Già, perché per centinaia di chilometri non ci sono altre chiese cattoliche che si avvalgano di un rito greco-bizantino.
Quando il papàs, il prete in persona, ci ha aperto la porta, ci si è spalancato un mondo.
Le icone sacre, preziosissime, sfolgoranti d’oro, rilucono sulle pareti; l’iconostasi, cioè il muro divisorio fra il papas e i fedeli, abbaglia di oro e colori accesi.
Le fogge sono quelle dell’arte bizantina: restii da sempre alle novità, i religiosi ricercano immagini e forme standardizzate dalla tradizione, fermi, nei fatti, da mille anni anche se uscite or ora dal pennello degli artisti.

Le icone della chiesa di Santa Maria Assunta a Villa Badessa hanno però anche il fascino del tempo: risalgono spesso al momento della fondazione, nel 1744, quando l’attiva comunità albanese trovò rifugio nella valle dell’Abbadessa, da cui il nome.
Il papàs ci ha pazientemente illustrato le icone ad una ad una: schiacciata da una mole di nozioni, ho impiegato tempo a farle sgocciolare di modo che restassero solo le emozioni.
E le emozioni mi sono state trasmesse soprattutto da una icona tridimensionale, appesa come un’insegna all’interno della chiesa, e dalla dolcissima maternità in salsa bizantina di Maria Theotokos.
A Villa Badessa le funzioni religiose si dicono in greco; in greco si saluta il viandante che si approssima al centro; eppure l’originalità e la bellezza di questa imperdibile enclave abanese in territorio italiano sono nostre, sono abruzzesi.

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