A voce alta- The reader di Bernard Schlink (10/1001)

the reader“A voce alta” di Bernard Schlink, come i grandi classici, ci lascia più domande che risposte.
Al centro di tutto c’è Hannah: al suo attivo ci sono alcuni fra i crimini più nefandi dell’umanità, eppure non riusciamo a condannarla totalmente. Nel suo spirito oltraggiato, nel suo cipiglio di difesa, troviamo un quid di tenerezza innocente che, in una sorta di strano struggimento della ragione, ci porta ad assolverla nel momento in cui ci poniamo dei dubbi su di lei.
Assolta dalla militanza fra le SS?
Assolta dalla pedofilia che inquina la sua relazione con un adolescente?
Com’è possibile? Siamo forse preda anche noi di quell’ottundimento dei sensi che per Bernard Schlink è la prima conseguenza della convivenza con troppe brutture?

Visitando i campi di concentramento, il protagonista vive dubbi non dissimili da quelli che mi hanno turbato durante la visita a Dachau
La nostra morale ferrea, che sa condannare aspramente, si ammorbidisce nei confronti di questa proletaria nazista, della sua ignoranza schiva, del suo modo torbido (o solo stordito?) di intendere l’esistenza.
I nazisti non furono solo feroci spregiatori dell’umana dignità: fra loro ci fu chi non capì, chi non seppe capire.
Ci furono ignoranti, analfabeti, vili. La loro inconsapevolezza è deterrente o aggravante?
Persino Bernard Schlink non prende posizione. Il suo attaccamento ad Hannah è un istinto animalesco, elementare, fatto di odori e sensazioni, di voci, di sensi, non di ragione. E quando, in un viale mille volte percorso, un’illuminazione gli svela la causa di tante incongruenze in Hannah, non sa far tesoro di ciò che ha scoperto. Si rivolge al padre, filosofo troppo immerso nei fumi del suo pensiero per interfacciarsi con il figlio, e ne ottiene una petizione di principio: la prima libertà dell’uomo è quella di sbagliare.
Ognuno di noi ha una vergogna segreta, banale solo per chi non ha bagnato cuscini di lacrime nel tentar di negarla.
Quella di Hannah è l’analfabetismo.
E chi come me trova nei libri buona parte della felicità non può che capirla, compiangerla, perdonarla.

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