Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi

WP_20160814_15_01_28_ProSi è introdotti a Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi attraverso un percorso ad orologeria: parcheggio coperto a valle, funicolare gratuita che si innalza fino al centro offrendo un panorama abbacinante dell’entroterra marchigiano, ulteriori scale mobili, breve passeggiata per il corso armonioso e ben curato di Osimo, arrivo in piazza Dante Alighieri, ortogonale alla strada, e ingresso nell’austero palazzo Campana, che ospita la mostra.WP_20160814_15_45_29_Pro
Solo lì si percepisce, stridente, una dissonanza: nell’atrio sono infatti ostentati, grevi e sguaiati, calchi boccacceschi di troppo colore e nessun fascino, raffiguranti pitocchi abbrutiti dal vizio.

Siamo noi, l’ho capito più tardi, siamo noi, umanità vile che solo attraverso l’elevazione all’arte può trasumanare e far fruttare la scintilla di divino che, ben nascosta, alberga in ciascuno di noi.
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L’allegoria è di semplice decrittazione: dopo la biglietteria si ascende tramite una scalinata monumentale, al termine della quale, novella Beatrice, ci accoglie l’immagine della madre di Sgarbi, Rina Cavallini, che istillò nel giovane Vittorio l’amore del bello e lo rinfocolò accaparrandogli, attraverso aste agguerrite, quel patrimonio personale che oggi è in parte visitabile nella mostra Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi.WP_20160814_14_57_59_Pro
Sgarbi, esperto conoscitore d’arte, usa al meglio le tecniche museali più scaltrite e, attraverso intitolazioni accattivanti, giochi di luce sapienti e cornici adeguate, rende unico ciascuno dei suoi tesori.

C’è un quid impalpabile che rende intima questa esposizione: l’amore. WP_20160814_14_39_17_Pro
Sono in mostra reperti che Sgarbi accarezza con lo sguardo ogni giorno, indugiando ad ammirarne ogni singolo tratto, ogni pennellata.
E sembra che sia lì, vicino a noi, a sussurrarci all’orecchio i dettagli che rendono quella statua, quel quadro, quella pala d’altare degni di ammirazione.
Dall’audioguida la sua voce, che abbiamo imparato a conoscere nei toni spesso aggressivi, indignati, irati della polemica, ci trasmette, stavolta, emozione ed entusiasmo. Sta improvvisando, è chiaro, e questo conferisce foga e sincerità alle sue descrizioni, concise e  significative.
Basta un particolare per rendere indimenticabile l’insieme.
Un esempio sui centocinquanta possibili: in “Il negromante“, che mi aveva colpito per l’espressione terrea del protagonista, avrei dovuto seguire la traiettoria dello sguardo. Solo così, in un angolo del quadro, avrei potuto notare gli artigli del diavolo pronti a ghermire chi tentò di profanare il mistero della morte.

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Nella pagina “I luoghi che ho visto” troverai tutti i luoghi che ho raccontato sul blog.WP_20160814_14_52_46_Pro

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