I caliscendi e il porto di Giulianova (TE)

Li chiamano caliscendi (calescinne in dialetto) e sono la risposta di Giulianova ai trabocchi della costa teatina.
Sono baracche di pochi metri quadri, tutte in fila, sul molo Sud e protendono verso il mare lunghe braccia di legno, a cui appendere le reti per la pesca.
L’insieme è suggestivo: un lembo di terra fra mare e mare, la spiaggia poco distante, il sole scintillante a pelo d’acqua, i Caliscendi ritinteggiati di fresco potrebbero suscitare l’idea, errata, di una vita frugale ma felice al confine del mondo.Marco sul caliscendi

I pescatori, però, erano lì anche quando i caliscendi erano costruzioni sgangherate e solitarie, anche con il freddo d’inverno, anche con il maltempo.
Il recente restyling del porto, doveroso, certo, e funzionale alla sperata espansione turistica, ha sacrificato al confort e alla moda le peculiarità e la genuinità stessa del luogo.
Probabilmente ho scelto il giorno meno adatto per riscoprire il porto di Giulianova.
Si è svolta lì, sabato 27 maggio, la cosiddetta festa del mare.
Per quanto mi sia tenuta ben lontana dalla folla schiamazzante più a nord, non ho potuto evitare le musiche, i canti, l’allegria a comando insita in manifestazioni del genere.
Il molo sud, poi, sembrava una propaggine del lungomare: ciclisti fuori controllo, giovani e meno giovani che esibivano polpacci e avambracci bianchi bianchi, gruppi ridanciani, coppie a braccetto, cani al guinzaglio e, in acqua, dozzine di imbarcazioni rendevano quello di Giulianova un porto di mare nel senso deteriore del termine.
I caliscendi, per la loro posizione rialzata e più ancora per la loro originalità, erano presi d’assedio da clan di ragazzini, da fidanzati alla vana ricerca di intimità, da irriducibili fan dell’abbronzatura, da turisti curiosi.Giulianova vista dal porto

Fra questa fauna modaiola, i rari pescatori sembravano un rigurgito anacronistico del tempo che fu.

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