Dannati (G. Cooper)

Glenn Cooper colpisce ancora.

Esulti chi considera la bibliomania una malattia pericolosa: è stato scoperto un antidoto efficacissimo: basta sottoporre il libridinoso irriducibile alla lettura coatta di Dannati.

Poche pagine al giorno e quella trama caotica, contraddittoria e sconclusionata lo porterà dallo sbadiglio alla narcosi al ripudio della lettura.

Si abbia cura di far scomparire il libro a poche pagine dal finale (nessuno lo rimpiangerà né lo chiederà indietro). Attenzione: l’accidentale lettura della chiusa demenzialissima di questa storia demenziale potrebbe avere effetti letali.

Perché ho perseverato nell’atroce lettura? Me lo chiedo anche io.

Di Glenn Cooper ho letto tutto e ho apprezzato poco.

Mi precipito in libreria ogni volta che esce un suo libro perché mi affascinano le domande che si pone, non le risposte che si dà.

La fantasia di un romanziere è stuzzicata dalla regola del “se”: che cosa succederebbe se si potesse entrare in contatto con l’inferno? E se ci si trovasse a vivere in un’altra dimensione?

A partire dagli stimoli che mutuo  da Dannati, la mia fantasia costruisce un romanzo tutto diverso, per una sola lettrice, me stessa.

Quel che accade nell’inferno in cui Emily e John, i protagonisti, sono proiettati al termine di un esperimento scientifico è pura ucronia.

Convivono in un pianeta identico alla terra, ma privo di bontà, tutti i peggiori criminali che la storia ricordi. Per qualche strano motivo, la nomenclatura è ferma al periodo romano (Alemagna, Iberia, Gallia), ma la cifra espressiva dei dannati è espressione dell’epoca in cui vissero (almeno nella fantasia di Cooper, che però non è assolutamente in grado di sostenere la finzione con conseguenze raccapriccianti).

L’arrivo dei due viventi in questa “morta gora” catalizza gli scontri esistenti fra le nazioni fino allo scoppio di una guerra mondiale, che sarà vinta grazie alla competenze tecnologiche di John (che, per inciso, commette nel romanzo tanti e tali delitti da assicurarsi per sempre un posto in quell’inferno da cui vorrebbe scappare).

Volendo stupirci con effetti speciali, Cooper popola l’inferno di tutti i personaggi storici che gli vengono in mente, affastellati l’un l’altro e privi di spessore come anime dannate. Siccome, però, i buoni vincono sempre, Emily e John, nella loro lotta contro il male, trovano alleati di buon cuore: tra gli altri, Garibaldi e Michelangelo nella folta schiera degli italiani dimoranti all’inferno.

Dà un brivido campanilistico (anche se di certo non letterario) sentire l’autore asserire per bocca di tal Antonio: “Gli italiani sono i migliori, tenetelo bene a mente”.

Per i temerari che, a sprezzo del pericolo, volessero dedicarsi alla faticosa lettura di “Demoni”, consiglio di saltare a piè pari le pagine 260 (dove compare una disgustosa scena di masturbazione femminile) e 328 (contenente un’ingenerosa descrizione di Milano).

Sarebbero da evitare anche le pagine pseudoscientifiche iniziali, le gesta assolutamente insignificanti dei due dannati ricatapultati sulla Terra e capaci di disperdere la grande possibilità che gli è stata donata in azioni futili e insensate, tutte le pagine in cui compare Himmler (a cui Cooper attribuisce tanti difetti, tutti fra loro contrastanti, da fare di questo personaggio un burattino del male assolutamente insopportabile), le tattiche belliche in spregio alla storia e, in sostanza, tutto il libro dalla prima all’ultima parola.

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