La trattoria Marcocci di Filetto (AQ)

Abbiamo conosciuto la trattoria Marcocci di Filetto domenica 5 ottobre 2014.

Nei piani c’era solo una passeggiata in montagna, magari per curiosare sull’Eco Villaggio Autocostruito di Pescomaggiore, frazione aquilana spersa fra i monti del Gran Sasso.

Poi, una serie di telefonate per i motivi più svariati si è conclusa con l’interlocutore di turno che, con aria ora complice ora saccente ora goduriosa, saputa la nostra ubicazione, chiosava: “Ah, andate a pranzo da Marcocci”.

Sembrava una gag alla “Chi è Tatiana?” di Gabriele Cirilli.

Al nostro “Chi è Marcocci?” fioccavano le risposte: “è quella trattoria buona, ma tanto buona che ti vien fame solo a sentirla nominare”; “è quella trattoria nascosta, ma tanto nascosta che devi prendere l’autostrada per arrivarci”; “è quella trattoria economica, ma tanto economica che un antipasto (e che antipasto!) ti costa meno di cinque euro”.

Decisivo è stato l’amico Gianfranco, che, col solito tono decisionista, ha concluso: “Ah, Pescomaggiore! Vicino a Filetto. Se andiamo a mangiare da Marcocci vi raggiungo immediatamente”.

Stimando con ottimismo che l’”immediatamente” sarebbe corrisposto ad una trentina di minuti di attesa, abbiamo raggiunto la vicina frazione di Filetto, semidiruta dal terremoto, e abbiamo individuato la trattoria, dall’apparenza molto dimessa, che è anche il bar del paese.

Nei dintorni, nulla da vedere se non qualche gallina e un’oca giuliva starnazzanti in un orto vicino.

Quando finalmente Gianfranco è arrivato e abbiamo guadagnato un tavolo, siamo rimasti colpiti dalla varietà del menu e dai prezzi decisamente popolari.

L'economicissimo menu L'economicissimo menu (fronte retro)

La proprietaria è cortese e sbrigativa come molte donne di montagna: appurato che avremmo gradito della carne, ha sospirato: “Vado subito ad accendere il fuoco”, lasciandoci sognare il sapore affumicato dell’agnello cotto alla brace.

L’antipasto all’italiana è stato ricco e saporito, con punte di eccellenza per i formaggi arrostiti.

Antipasto all'italianaMarco e Gianfranco si sono fatti tentare dall’amatriciana, rivisitata alla moda di Filetto. Il risultato farebbe inorridire i puristi, ma ha sicuramente rallegrato i due ghiottoni che hanno apprezzato la chitarra fatta in casa e il guanciale tagliato sottilmente, per nulla disturbati dal sugo poco denso che è caratteristica del locale. Nonostante le pietanze scelte siano normalmente considerate pesanti, la mano leggera della cuoca ci ha concesso una digestione molto agevole. Chitarrina all'amatriciana

La mia polenta con salsicce, fortunosamente ottenuta proprio perché la proprietaria l’aveva cucinata per la sua famiglia, è stata decisamente più buona che bella.

Al colorito pallido della farina è corrisposta una densità cremosa insolita ma piacevole; il sugo semplice, fatto con pomodori dell’orto, accompagnava il sapore della polenta senza sovrastarlo. Le salsicce, che avevano ceduto al sugo buona parte del gusto, mi sono parse più ornamentali che incisive.

Polenta e salsicceLa mia carne è stata molto invidiata: del resto, la braciola di maiale alla brace ha pochi rivali nella mia personale graduatoria del gusto La braciola di maialeNulla da dire anche sull’agnello di Marco, gloria della cucina aquilana.

Agnello alla braceLa coratella, riferisce Gianfranco, era un po’ salata: non posso confermare né smentire perché è fra i pochissimi piatti al mondo che non mi piacciono. Ho apprezzato, però, il fatto che non emanasse quegli effluvi pesanti che spesso me la rendono odiosa anche all’olfatto. Coratella

Il pranzo è finito così, senza dolce. Con inarrivabile candore, la proprietaria ci ha comunicato che la mattina non aveva avuto il tempo di farlo, come se non esistessero preparati industriali “di emergenza”.

Non invidiateci il conto: per questo pranzo, irrigato da vino e cocacola in quantità, abbiamo speso solo 16 euro a testa.

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