Il ristorante I tre archi di Bugnara (AQ)

WP_20151122_009Al ristorante I tre archi di Bugnara noi della Valle Peligna siamo stati un po’ tutti.

È un locale molto opzionato quando si tratta di festeggiar qualcosa e, tra matrimoni, nascite e ricorrenze varie, abbiamo acquisito tutti una bella esperienza a riguardo.

Qualche anno fa, in occasione del battesimo dell’ultimogenita di mio cugino, le mia nipotine, deliziate da certi gnocchetti allo zafferano, piccoli e teneri come piacciono ai bambini ed insaporiti con dadolata di zucchine e guanciale, espressero il desiderio di tornare in quel luogo per la loro festa.WP_20151122_045

Mia sorella ha ricordato l’episodio e si è rivolta a I tre archi per organizzare il pranzo della cresima. Un po’ dispiaciuta che la data autunnale, 22 novembre, festa di Cristo Re, non permettesse quei bei buffet all’aperto per cui il locale va giustamente famoso, ha insistito per avere nei piatti parte di quell’abbondanza.

E così, i nostri occhi increduli hanno visto il gran tavolo ovale riempirsi con ventisei vassoietti di antipasti.

Pensate liberamente a qualunque sapore tradizionale vi venga in mente.

Lì c’era.

Alla fine le papille gustative ipersollecitate non percepivano neppure bene i sapori, ma l’occhio, incantato dai colori vivaci di tante portate, continuava a manifestare al cervello il proprio apprezzamento.

Fra gli antipasti freddi, veramente rimarchevoli sono state le zolle d’aglio rosso, specialità sulmonese che si sta ritagliando un posto di nicchia nel mondo dei prodotti tipici, e una delicatissima treccia che ha fatto onore alla fiorente industria casearia locale.

L'aglio rosso di Sulmona
L’aglio rosso di Sulmona

Salumi e affettati, dalle nostre parti, sono sempre gustosi, ma I tre archi punta sulle verdure più che sulla carne: zucchine e melanzane grigliate, peperoni, fagioli tartufati, pomodori secchi, zucca con crostini di pane sono stati prodromici agli spettacolari antipasti caldi, che ho preferito a questa prima parte del pranzo, colorata e varia più che saporita.

Uno dei piatti senza glutine
Uno dei piatti senza glutine

Tutto ciò che poteva essere gratinato, infornato, incaciato è stato cotto e servito nel proprio vassoio. Solo per comodità ho fotografato il piatto di mamma, celiaca, a cui sono stati portati a parte tutti i cibi che abbiamo assaggiato noi nella versione senza glutine.

Superbe le pallotte cacio e ova, specialità frentana; buonissima la polenta bianca col gorgonzola, molto più del corrispettivo in rosso, con un sughetto di baccalà che non si legava bene al pranzo di carne che sarebbe seguito; sicuramente gradevoli le melanzane alla parmigiana, i finocchi al gratin, le zucchine e i peperoni ripieni, le immancabili trippa e coratella e, più ancora, le zuppe tradizionali di cucina povera a base di cime di rapa, cavoli e fagioli.WP_20151122_046

Peccato solo che, al termine di questa maratona gastronomica, anche i commensali più combattivi si sono arresi: i due primi, una chitarra alla teramana squisita e i famosi gnocchetti di cui sopra, da cui tutto si è originato, sono stati piluccati in nome solo della loro bontà, mentre l’arrosto misto è tornato praticamente intonso nelle cucine assieme alla negletta insalatina.

WP_20151122_004Ci ha riportato in vita una macedonia fresca e succosa come non ne assaggiavo da tempo.

La torta millefoglie, con ostia a tema sacro, nonostante tutto, non è stata affatto snobbata.

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