Incontro con Marino Sinibaldi

Marino Sinibaldi è un provocatore.

Un arguto provocatore.

Avreste dovuto vedere che vespaio ha saputo suscitare il 10 giugno 2014 fra gli spettatori aquilani, abituati, al contrario, a sonnecchianti monologhi di conferenzieri cattedratici e di notabili impolverati che si riscuotono dal torpore giusto per assestare qualche mortifera ed autoelogiativa arringa alle già noiose prolusioni precedenti.

L’incontro con Sinibaldi è stato organizzato da Bibliobus, anfitrioni Eugenio Coccia e Cinzia Corridore, che si è subito distinta per la sobria eleganza della presentazione. Il suo intento patente era far da “rompighiaccio” e la sua moderazione, ironica e pacata, è servita spesso a far sbollire gli animi esagitati dalla passioni.

Da sinistra, Giorgio Zanchini, Marino Sinibalidi, Cinzia Corridore ed Eugenio Coccia.
Da sinistra, Giorgio Zanchini, Marino Sinibalidi, Cinzia Corridore ed Eugenio Coccia.

 

Sebbene la conferenza vertesse sul senso della cultura (oggetto di Un millimetro in là, simpatico pamphlet dell’autore, edito da Laterza), su cui, perdonate il gioco di parole, convenivano tutti i convenuti, da subito si è capito che gli schemi sarebbero stati sovvertiti, perché Sinibaldi parla senza canovaccio, a ruota libera, spinto solo da una dialettica che schiaccia il contenuto per diventare sofistica prova di forza intellettiva. Per intenderci, il direttore di Radio 3 cerca il dibattito, la polemica, l’animazione ed è pronto a sostenere qualunque cosa pur di evitare che il “pensiero unico” trionfi sul ragionamento.

Nella fattispecie, ha invocato l’estinzione dei mediatori (professori, giornalisti, politici) davanti ad una platea che della mediazione culturale fa strumento economico e missione sociale. Il discorso, in maniera apparentemente innocua, aveva preso le mosse dalla rivoluzione internettiana, che ha reso improvvisamente fruibile su rete tutte le informazioni che prima si celavano fra le righe di libri introvabili o nel pensiero inespresso dei singoli.

Se, dunque, basta un clic per ascoltare la musica classica migliore, per godere delle conferenze dei pensatori più arguti, per aggiornarsi su ciò che accade nel mondo, a che serve più il mediatore?

Nella sua foga iconoclasta, figlia di un entusiasmo sincero per ogni novità, Sinibaldi arriva ad esprimersi pressappoco così: “Immaginiamo un valico fra i monti: prima c’era un gabelliere che riscuoteva un fiorino da chiunque volesse affacciarsi dall’altra parte della vallata e non era possibile evitarlo perché nessuna altra strada permetteva di accedervi. Oggi ci sono invece gallerie, autostrade, sentieri, strade, che crivellano ogni collina e permettono di dare uno sguardo alle vallate del sapere: le percorrono tutti, nella maniera più libera possibile, mentre i gabellieri stanno ancora lì, fermi, ad aspettare che qualche coglione passi a consegnare il fiorino”.

Per la proprietà transitiva, si sono sentiti “coglioni” tutti i professori presenti in sala. E un professore offeso nell’orgoglio è un nemico inarginabile.

“Lei confonde il mezzo con il contenuto” attacca, con la solita foga, il Magnifico Rettore dell’Università di L’Aquila. “Il mezzo è comodo, ma i contenuti sono discutibili perché inseriti dai singoli”.

“No” replica sornione Sinibaldi “il mezzo è il contenuto, lo diceva già McLuhan.”

A sostegno della sua tesi, cita Marco Lodoli, professore di periferia, quando attesta la sfiducia dei giovani verso la cultura, che invece per noi era un grimaldello che ci avrebbe aperto le porte del futuro. Oggi, ognuno può essere protagonista su web e non si ha la pazienza né la preparazione per eleggere un mediatore che autentifichi le notizie, spesso false, spesso contraddittorie, spesso gonfiate ad arte.

Che cosa fare, allora?

Cedere alla marea e arrendersi ai flutti o resistere e farsi scogliera nella fluidità del mondo?

La risposta non è così scontata.

Precedente Il vicolo più stretto d'Italia a Ripatransone Successivo Il ristorante "La lanterna" di Amatrice