Io non ho sbagliato di Onofrio Pagone (34/16)

io non ho sbagliatoIo non ho sbagliato di Onofrio Pagone scorre tumultuoso come un fiume in piena. Mi sono fatta rapire dalla corrente e ho divorato fra mille riflessioni una storia di ordinaria ingiustizia, narrata con tanta partecipazione che, se Onofrio Pagone non fosse chiaramente il nome di un uomo italiano, penserei che qui dilaghi l’autobiografia.
Io non ho sbagliato è narrato dal punto di vista squisitamente femminile: i pochi uomini restano sullo sfondo, irrilevanti, deludenti. Delude Gheorghe, col suo grande amore che si sgretola alla prima difficoltà, delude il padre, col suo intempestivo sfogo, delude il prete, che si arroga il diritto di decidere il bene e il male degli altri.

Annamaria, la protagonista, ragazza madre senza più figlio, dà carne all’idea della solitudine assoluta. Entrata clandestinamente in Italia dalla Romania, vive per lungo tempo come un pesce in un acquario, senza capire la lingua, i tempi, i valori della società che la ospita.
L’unica arma sua è una grinta disperata che la fa giganteggiare per tutto il romanzo quasi come personaggio unico.
Onofrio Pagone pianta nella nostra coscienza i semi per una riflessione attenta sulla genitorialità e sulla giustizia senza indulgere mai alla prosa didascalica, ma mantenendo in ogni pagina un pathos accorato che parla al cuore.
Le due frasi che porterò con me sono a loro volta sagge citazioni scelte da Onofrio Pagone per dar forza al discorso della protagonista, Annamaria: un vecchio proverbio del Quebec (“I genitori possono dare ai figli solo due cose: radici e ali“) e un’esortazione di Sant’Agostino (“Canta e cammina. Non deviare. Non tornare indietro. Non fermarti“).
Questa casa editrice, Giraldi editore, va tenuta d’occhio: per ora, non ha sbagliato un colpo.

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