La Ndocciata di Agnone (IS)

La Ndocciata di Agnone è una sciara del fuoco fatta di uomini e manti e canti; è l’Italia ferina, pagana, che si piega devozionalmente alla Luce del Natale.

GLI NDOCCIARI

Le ndocce, pertiche incendiate che nella corsa perdono faville e rilasciano, danzanti, le scintille, danno ritmo ad una processione infuocata, velocissima.
Per gli ndocciari farsene carico è una prova muscolare, una festa intrisa di quell’agonismo che da sempre anima la competizione maschile.
Sono tutti belli, gli ndocciari, con le loro cappe nere e con i visi sanniti.
Che piroettino con un carico esiguo o corrano con il collo gonfio per lo sforzo di un peso insostenibile, gli ndocciari trasudano fascino e testosterone.

LA PROCESSIONE

La processione parte già sul corso. Anzi, è agevole respirare l’atmosfera eccitata del back stage semplicemente salendo pochi metri: qualcuno aiuta i figuranti ad aggiogarsi, qualche altro, con la fiamma ossidrica, accende le estremità delle ndocce, destinate a consumarsi nella corsa verso la piazza e lì a confluire in un unico, grande falò della fratellanza.
La folla è ordinatamente assiepata ai lati del corso.
Non siamo tantissimi: è una cerimonia intima, in parte diversa da quella esagerata e complessa dell’Immacolata. Durante la Vigilia la Ndocciata torna agnonese.
Parte la processione, capitanata dagli zampognari.
Seguono, in costume palestinese, i primi figuranti.
La Sacra famiglia fa da collante con la seconda parte della sfilata, in abiti tradizionali, in un connubio che è insieme apertura verso l’esterno e culto delle radici e che in questi tempi bui è il vero messaggio del Natale.
Come l’asino bigio del Carducci, c’è un agnellino bianco che con i suoi “beeeeh” sfida lo scampanio delle campane che senza risparmiarsi battono al Cielo lode al Signore.

LE NDOCCE

Un attimo di distrazione, e mi ritrovo in pieno incendio. Gli uomini-fiamma sfilano, solenni ma inesorabili. All’inizio sono bambini, istruiti e guidati dai nonni: una sorta di rito di passaggio che non risparmia momenti tragicomici, come quando un piccolino impacciato ha ruotato la sua ndoccia fumante tutta addosso al papà. Un attimo di terrore prima della risata liberatoria: quella cappa spessa ha attutito l’impatto, fino a neutralizzarlo.
Anziani con bastoni intagliati guidano i primi gruppi di adulti e, con loro, tutto un crepitio di scintille che cascano e che brillano come migliaia di lucciole in estate.


All’orizzonte, una nebbia fitta si innalza e le figure sgranano: stanno arrivando i professionisti, quelli che riescono a portarne fin quattro.
No, di più, son sei.
No, ancora, sono otto.
Da non credere.
Monumentale, avanza occupando tutto lo spazio disponibile un uomo che mi sembra di possenza ultraterrena: porta da solo sedici ndocce. Come un pavone, mostra la sua ruota e tutti intorno lo acclamano:” Forza, Mario!”

EPILOGO

Gli ndocciari proseguono a passo svelto. Non riesco a mantenere il loro ritmo e li guardo allontanarsi tra le fiamme e la nebbia come tante anime dannate all’Inferno. Con quel quel fuoco e quella penitenza, al contrario, gli ndocciari lucrano il Purgatorio nell’Aldilà e l’ammirazione di un intero paese.
Non acclamato, un gruppo di operatori ecologici, anche loro rossi come fiamme, spazza via da terra i resti di questa magnifica Ndocciata.



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