La trattoria La perla del Gran Sasso di San Gabriele (TE)

“La perla del Gran Sasso” non era la nostra meta, quella sera.
Poi, però, il nostro amico Eliseo ha preso a commemorare con toni di rimpianto il pranzo indimenticabile che gustò in una certa trattoria sul viale delle meraviglie di San Gabriele, comune di Isola del Gran Sasso.
Il suo entusiasmo ci ha contagiato e, dopo una telefonata di prenotazione che già ci ha introdotto al clima della serata (“Buonasera, c’è posto per quattro?” ” Ce sta, ce sta”), siamo planati nel parcheggio con grandi aspettative.
La perla del Gran Sasso non è una trattoria “normale”, con menu più o meno articolato.

Il regno della papera

Pappardelle al sugo di papera a La Perla del Gran Sasso

Qui si mangia la papera!
SI capisce già all’ingresso, dove, sotto l’onnipresente statua di San Gabriele, ci accoglie una collezione di paperelle in ceramica. La vicina Castelli è omaggiata anche all’interno con otto lampadari di foggia antica, uno più bello dell’altro, e qualche altra chicca qua e là, in un ambiente assolutamente rustico.
Ariva subito, senza bisogno di ordinazione, un primo vassoio, strabordante di pappardelle alla papera. Dopo il primo assaggio, la tavolata si zittisce.
Silenzio, parla la pasta appena ammassata e canta il condimento!
Il vassoio è svuotato in men che non si dica e ci è riportato qualche istante dopo con pezzi di papera a bagno nel sugo. “Non fate la scarpetta” ci intima il proprietario ” c’è ancora tanto da mangiare!”.
Disobbediamo, naturalmente, perché niente ci sembra paragonabile alla delizia presente.

Il valzer dei secondi

Il pollo alla cacciatora a La Perla del Gran Sasso

I ravioli al tartufo che seguono, e che normalmente sarebbero i sovrani della tavola, pur molto buoni, non appannano il ricordo del primo, inarrivabile, piatto.


Poi, però, arrivano i secondi.
E qui parte la standing ovation.
“La perla del Gran Sasso” è nota infatti anche per il suo coniglio alla cacciatora, che pare laccato nel sapore: tenerissimo, incredibilmente gustoso, abbondante.
Il coltello giace ancora intonso a lato del piatto: finora la tenerezza delle carni lo ha reso inutile.


Se non ci fosse stato, ne avremmo fatto agevolmente a meno anche per l’arrosto misto, assolutamente a livello del resto della cena. Per contorno, abbiamo mangiato una discreta insalatina appena raccolta e degli spettacolari frittini di crema pasticcera e olive all’ascolana, di cui abbiamo chiesto e cortesemente ottenuto il bis.

Dulcis in fundo

Infine, l’unico dolce possibile in questa parte di mondo: la “pizzadoce”, fatta di pandispagna bagnato nell’Alchermes e farcito con crema e cioccolato, buono ovunque, ma qui ottimo.


La genziana, dopo cotanta cena, è stata utile anche a me che sono astemia.
Dopo essermi stupita per il conto (20 euro a testa, bevande incluse), ho preso la mia decisione: il prossimo compleanno lo festeggerò a La perla del Gran Sasso!

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