Micigliano (RI)

WP_20150806_012La visita a Micigliano non era affatto prevista in quel torrido pomeriggio d’agosto.

Sognavo invece il refrigerio delle cascatelle di Sigillo, nelle gole del Velino. Ho affrontato un viaggio di oltre un’ora per raggiungere quel luogo che la prima volta mi parve fatato.

Ma le cascate non c’erano più, non so se prosciugate dal caldo o deviate dai lavori di ampliamento della superstrada o capitalizzate dall’azienda idroelettrica.

Ho ripiegato cercando la vetusta abbazia di San Quintino e Giulitta, sulla Via Benedicti

Ma l’abbazia non c’era più, sconsacrata, riorganizzata come ristorante, ma snaturata dall’incombente presenza di cinque piloni per la viabilità.

Ormai sfiduciata, ho proposto di raggiungere Micigliano, uno dei borghi più disabitati d’Italia, che si erge a mille metri sul livello del mare, a ridosso del monte Terminillo che pare sorvegliarlo dall’alto.

WP_20150806_026Il borgo c’era ancora, questo sì, ma sovrappopolato: nell’imminenza delle feste di San Lorenzo, turisti ed emigranti sono tornati a dar vita a stradine e gradinate che restano mute undici mesi l’anno. Eppure “Un paese vuol dire non esser soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di te, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”: lo scrisse Cesare Pavese in La luna e i falò, lo ricordano qui nel muro del comune.WP_20150806_030

Sui balconi è un tripudio di fiori di tutti i colori; antichi strumenti di vita rurale sono riadattati a fioriere per rivestire a festa il borgo.WP_20150806_024

Le casette, tutte ben restaurate, mostrano qua e là qualche chicca architettonica: un soppalco sull’arco, una enclave in pietra a interrompere l’intonaco, una finestrella su misura che rende vezzose certe piccole feritoie, panchine un po’ dappertutto.

Nel punto più alto del paese, come da tradizione, sorge la chiesa, che si ridesta solo la domenica. Non c’è facciata; solo, in un angolo, una stretta gradinata porta fino ad una tenda di stoffa grezza: lì dietro, ben chiusa nei giorni feriali, c’è la porta d’ingresso.WP_20150806_021

A ben vedere, di maestoso a Micigliano c’è solo il paesaggio, di lussuoso solo l’aria pura dei monti. E sono merci rare.

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