Il museo del brigantaggio a Sante Marie (AQ)

Created with Nokia Smart CamMuseo del brigantaggio e dell’unità d’Italia.

Vale a dire un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Estranei al dibattito agguerrito sulla questione meridionale che è rinfocolato negli scorsi anni, i curatori del piccolo museo di Sante Marie hanno esposto i reperti in loro possesso senza strutturarli in tesi.

Il paese si inserisce nella macrostoria del brigantaggio in quanto nel territorio fu catturato il generale catalano Borjes, che, partito dalla Calabria, guidava la resistenza dei ribelli.

In Marsica, la guerra civile che divampò dopo l’unità d’Italia, quando i sudditi del re borbonico si accorsero di essere diventati sudditi del re sabaudo senza migliorare minimamente (anzi, probabilmente peggiorando) le loro condizioni di vita, fu più aspra e duratura, sia per l’orografia del posto, che offriva ai briganti mille anfratti in cui nascondersi, sia per la vicinanza allo Stato Pontificio, che incoraggiava e probabilmente finanziava la resistenza.

Non è un caso che fu un aquilano l’estensore della famigerata Legge Pica che autorizzava una repressione atipica, definita genocidio tout court da Pino Aprile.

Il museo del brigantaggio si offre, però, come fenomeno folkloristico più che storico, nonostante il vaglio delle fonti sia stato compiuto con serietà e competenza dall’Archivio di L’Aquila.

Una prima stanza ripercorre, attraverso l’esposizione dei documenti d’epoca, la questione locale. Nella stanza successiva il discorso si apre a lumeggiare l’intera questione del brigantaggio: vignette satiriche, riproduzioni di costumi tipici, biografia dei briganti più efferati.

Infine, in una stanzetta detta “delle armi” sono esposti gli strumenti di difesa e attacco dei briganti: si passa dalle armi bianche, rigorosamente sotto teca, a quelle da fuoco e c’è addirittura un forzierino tascabile con le monete, caparra di sopravvivenza per il brigante stesso.

Sono reperti poveri, d’accordo.

Non meritano un viaggio fino a Sante Marie, a meno che non ci si trovi nell’Aquilano per altri motivi.

Non meritano neppure però il disinteresse con cui sono trattati.

Ho percorso Sante Marie in lungo e in largo come una trottola, in balia di informazioni contrastanti. Neppure gli abitanti sapevano dove fosse posizionato il museo e, quando finalmente lo abbiamo identificato, ci siamo trovati all’interno di un condominio, palazzo Colelli.

Ci siamo avventurati per le scale con la sgradita sensazione di profanare una proprietà privata ed effettivamente abbiamo individuato al primo piano il museo, che non può esibire orari di accesso, perché apre solo in occasione di qualche manifestazione.

Nonostante la buona volontà dell’Amministrazione, i fondi scarseggiano e così il museo ospita nelle sue stanze embrioni di progetti per il futuro. Nulla da dire sulla stanza dedicata all’astronomia, stipata di pannelli divulgativi non particolarmente emozionanti.

WP_20141101_002Ho trovato invece molto carina la ricostruzione, ad operaCreated with Nokia Smart Cam del Circolo Anziani di Sante Marie, di due ambienti di inizio Novecento: una cucina e una camera da letto con tanto di “prete”, come veniva irriverentemente chiamato lo scaldaletto.

Quando era bambina, una mia amica suscitò un vespaio al paese, perché, ospite della nonna da poco rimasta sola, raccontò ingenuamente che in serata la non più giovane vedova si coricava con un frate. E per tacitare i familiari infuriati che le davano della visionaria non poté far altro che sollevare le coperte e mostrare a tutti il chiacchierato “ecclesiastico”.

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