L’Old Wild West di Roma Est

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“Non vorrai mica recensire anche Old Wild West?!” hanno chiesto indignati gli amici quando ho cominciato a fotografare l’ambiente posticcio del noto franchising, nel centro commerciale Roma Est.

Da una parte hanno ragione: il cibo precotto, prefritto, preconfezionato di un fast food non ha punti di contatto con i ristoranti genuini che piacciono a me.

Dall’altra, però, se il cibo è un rito sociale, è un dovere visitarne i templi.

C’era più gente domenica 30 novembre 2014 all’Old Wild West di Roma Est di quanta viene ospitata in un mese intero da molti dei locali che amo di più.

Noi stessi siamo stati costretti ad una fila in piedi di oltre un quarto d’ora prima di trovare posto a sedere nell’ampia sala interna.

Mentre ci guardavamo intorno smarriti, temendo tempi biblici di attesa proprio in ragione del numero spropositato di avventori, il cameriere ci ha tranquillizzato: “Oggi non c’è quasi nessuno. Faremo in fretta”.

Ed effettivamente non più di cinque minuti dopo l’ordinazione sono arrivati sul tavolo due piatti di formaggi fritti: “Mozzarella sticks”, il primo; “Jalapeno Nuggets”il secondo, composto di tante piccole polpettine di cacio speziato da intingere in una salsa piccante.

Jalapeno Nuggets e Mozzarella Sticks
Jalapeno Nuggets e Mozzarella Sticks

Al primo boccone, abbiamo gioito: il sapore era davvero intenso. Certo, a occhi bendati non avrei saputo dire di che formaggio si trattasse, questo è indubbio, ma gli occhi erano ben aperti, la frittura dorata invogliava all’assaggio, la salsa barbecue, intensamente bordeaux, si imponeva con il suo sapore deciso.

Il tutto era innaffiato dalla cocacola, a dire il vero molto annacquata dall’esagerazione di ghiaccio nella caraffa: costava in maniera scandalosa, 9 euro per un litro e mezzo, ma in quel momento ci sembrava un must.

Neppure il tempo di dividerci il formaggio, ed è arrivata la carne.

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Chicken Barbecue
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Cheyenne Chicken

Era pollo, o almeno così si dichiarava. Anche in questo caso, il sapore era così artefatto che mi sembrava non ci fosse alcun punto di contatto fra il pezzo di carne sul piatto e le galline che vedo razzolare tutti i giorni nell’orto della mia vicina.

Quali differenze intercorressero fra il mio “Chicken Barbecue” e il “Cheyenne Chicken” di Marco, al contrario, mi sfugge. L’onnipresente salsa barbecue, tra l’altro in vendita nel locale e quindi ben pubblicizzata ovunque, schiacciava ogni altro sapore: avremmo potuto dosarla in maniera meno generosa, ma, da bravi provinciali, abbiamo preferito esagerare.

Le patatine e gli anelli di cipolla che completavano il mio piatto erano quelli prefritti che si vendono in confezioni da 5 kili: il solito sapore gommoso che una sapiente frittura può rendere sfizioso a patto di ingurgitare il cibo bollente, senza permettergli, raffreddando, di rivelarne l’infima origine.Created with Nokia Smart Cam

Mangiando, ci guardavamo intorno divertiti: l’ambientazione è infatti curatissima. Sembrava di essere in un saloon americano: da una parte la riserva degli indiani, dall’altra i carri dei “nostri” ad assediare il nemico. Sulle pareti, finti bisonti impagliati, effigi di pellerossa, lampadari a forma di ruota.

Il divertimento è stato troncato di netto dal conto: 69, 40 euro per 4 porzioni risicate di carne, con overdose di frittura per riempire il piatto, saziare gli occhi e straziare lo stomaco, 3 di formaggi, 1 insalata e un po’ di cocacola.

Le difficoltà digestive sono stati la nemesi di questa incursione nell’Old Wild West. Del resto, sono i fastidi del fast food.

AMBIENTE: 9/10

CORTESIA: 5/10

QUALITA’ DEL CIBO: 4/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI: 5/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO: 3/ 10

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