Incontro con Oscar Farinetti

WP_20151107_008Oscar Farinetti, l’ultrà del Made in Italy, decritta il mondo con sfrenato ottimismo.

Per lui, anzi, il pessimismo, proprio perché proietta il malumore in un futuro per sua natura inconoscibile, è un vero peccato capitale che dovrebbe sostituire le debolezze, perdonabilissime, della gola. Va da sé che Papa Francesco non sarebbe poi così contrario.

Tutto è semplice, secondo Oscar Farinetti, tutto si risolve con un po’ di buonsenso e tanta grinta.

A me, che lo ascoltavo accaldata in una poltroncina alquanto scomoda del Cinema teatro Circus di Pescara, tanta bonomia è sembrata caricaturale o, peggio, renziana.

E al quindicesimo “pazzesco” con la e strascinata o al ventesimo “figo” per definire il suo mondo a colori, mi sono irrimediabilmente distratta e, temo, consegnata a Morfeo senza combattere.WP_20151107_004

Posso quindi raccontarvi solo l’inizio dell’incontro organizzato dal FLA (festival delle letterature dell’Adriatico).

Oscar Farinetti ha esordito sciorinando date e dati: l’Italia, quest’Eden in terra, custodisce in sé il Paradiso. Se in Europa vivono 1200 tipi di mele, noi ne abbiamo un migliaio; il resto d’Europa si accontenti delle duecento residuali. Se la Francia, con un territorio doppio del nostro, ha ventimila specie animali, noi nascondiamo tra foreste e cortili cinquantottomila tipologie diverse di fauna, a non dir della flora. E se conserviamo il 70% del patrimonio artistico mondiale in uno spazio che copre solo lo 0, 2 % della superficie terrestre, la motivazione non sta nelle travagliate vicissitudini storiche che hanno funestato l’Italia, fortificandola, ma nell’eccellenza agricola.

Perché dunque il turismo non decolla? Farinetti ha idee chiare e, mi sembra, condivisibili: delegare alle regioni la promozione del territorio è stato per lui un grave errore. Propagandando il particolare, si disperde il potere attrattivo del brand Italia, che invece ha ovunque bellezze straordinarie e tradizioni gastronomiche di eccellenza, soprattutto, come ribadisce spesso (  spero non solo per dovere di ospitalità) in Abruzzo e nelle Marche.WP_20151107_007

Arte, cultura e impresa agiscono da sempre in sinergia; i contadini, infatti, sono per lui i designer del territorio e, con la loro diuturna fatica, lo forgiano nei secoli secondo canoni di bellezza e produttività.

I numeri, nella loro perfezione, non possono mentire.

Io ho imparato a diffidare delle statistiche quando ho fatto mio il monito di Winston Churcill “Non credo alle statistiche che non ho personalmente manipolato”.

Per questo, quando Farinetti ha finto di poter calcolare a spanne l’estensione del lago Balaton, sono andata a controllare su Wikipedia, scoprendo che tanta sicumera non lo aveva dispensato dal sottostimare il lago ungherese di cinque volte.

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