Lo show di Pino Campagna

WP_20150911_014Pino Campagna si è esibito a Poggio Picenze durante una battuta d’arresto dell’estate.

Da un giorno all’altro il mercurio dei termometri è precipitato verso il basso e una festa in piazza, gradita e desiderata fino al giorno prima e dal giorno dopo, si è trasformata in una sfida contro il freddo.

L’abbiamo vinta in molti: non sospettavo che questo showman avesse tanti fan coraggiosi che facessero eco ai suoi tormentoni (“Papi, ci sei? Ce la fai? Sei connesso?”) e applaudissero entusiasti nonostante la pelle d’oca sulle braccia nude.

Tanto calore ha riscaldato anche fisicamente Pino Campagna, che si era presentato imbacuccato come prima di una gara sciistica e che man mano ha deposto l’iniziale cappello di lana per indossarne altri, più insoliti, di repertorio.

Io sono di un’ignoranza abissale per tutto ciò che è legato alla televisione; di Pino Campagna ignoravo finanche il nome, quindi l’intero suo spettacolo è stato per me una sorpresa.

Una piacevole sorpresa.

Ha una comicità discreta, un po’ retrò, basata spesso sullo straniamento.WP_20150911_013

Dei giovani d’oggi finge di ignorare il gergo e i ritmi di parola, equivocando volutamente i tanti acronimi di cui si nutre il lessico giovanile, reinterpretati secondo il dialetto pugliese che, a pronunce simili, fa corrispondere significati totalmente diversi.

Il ritorno alle radici, il richiamo ai valori tradizionali e all’educazione rigida del passato hanno il duplice scopo di deridere tanto l’ottusa severità di ieri quanto la maleducata acquiescenza di oggi.

È più ridicola la fanciulla che parla come se stesse leggendo un sms o il padre che sistematicamente fraintende ogni cosa? E così, con il sorriso, Pino Campagna ci ammonisce a non chiudere la porta al futuro e, contemporaneamente, a non dimenticare il passato.

WP_20150911_002Del resto, lui stesso è un gentiluomo: ha iniziato lo spettacolo con la massima puntualità, si è reso disponibile ad una lunga via crucis di foto con i suoi tanti ammiratori e, durante tutto lo spettacolo, ha calibrato ogni esempio sulla situazione abruzzese e aquilana, dimostrandoci che non ci stava ammannendo uno spettacolo standard, ma qualcosa tagliata su misura al contesto geografico e sociale del paese che lo ospitava, Poggio Picenze.

Se hai gradito quel che hai letto, regalami un sorriso cliccando “mi piace” sulla mia pagina Facebook.

Precedente La passione ribelle di Paola Mastrocola (43/2015) Successivo Cosa resta di noi di Giampaolo Simi (44/2015)