Cosa resta di noi di Giampaolo Simi (44/2015)

cosa resta di noiHo iniziato Cosa resta di noi di Giampaolo Simi come un atto di fede.

Non ho dato neppure una scorsa alla trama, non ho cercato notizie sull’autore, non ho nemmeno leggiucchiato qualche rigo a caso dalle pagine centrali per saggiarne lo stile prima di abbandonarmi alla lettura, niente.

Mi è bastato sapere che ad ottobre Simi sarà a L’Aquila, che Volta la carta lo ha voluto, che la casa editrice Sellerio lo ha scelto e lanciato.

Entrare nel mondo di Giampaolo Simi è stato semplice fin dalle prime pagine; il vero problema ora è uscirne.

Murì Nannò o s’ammucciò? Verrebbe da chiedersi parafrasando il Camilleri di La scomparsa di Patò. In realtà, delle sorti di questa povera milf, compatta e porca non importa niente a nessuno: a chi le gravitava intorno, alle forze dell’ordine, al pubblico, finanche a noi lettori.

Sono altri i personaggi che restano dentro; alla disperata vacuità di Anna preferiamo la banalità del male a cui si è consegnato Giangi, l’insopportabile supponenza di Guia, l’omertà abulica di Edo. Ci spaventano perché sono ovunque nella vita di oggi, appena sotto le maschere di disinvoltura e successo che tutti, persone e personaggi, indossano ogni giorno.

E la Versilia d’inverno, spogliata del lusso e delle luci che la rianimano ogni estate, è l’ambientazione adatta per questo bel noir che fa il verso al noir tradizionale e riesce a raccontare una storia appassionante e credibile svelando contemporaneamente le trappole mentali che la rendono affascinante.

Poi do uno sguardo alla bandella e scopro che l’interpretazione che del libro dà il curatore è completamente diversa dalla mia: l’ansia di chi “aspetta di aspettare”, la smania di aver figli che non arrivano è per lui il fulcro della storia, per me solo la patina.

La gravidanza negata, la morte vista al contrario, è, secondo me, il tentativo di esternalizzare un bisogno di amore e di potere. Guia sarebbe stata una pessima madre così come è una pessima moglie, che rincorre le sue inquietudini e non trova mai un punto fermo per le proprie smanie.

Che sia bella, che sia giovane, che sia ricca sono dati accessori.

È una donna che recita la vita più che viverla, l’incarnazione di tutta una società che si guarda vivere nel proprio profilo Facebook e cerca nei selfie il senso della propria esistenza, massaggiando di sms il proprio cuore infranto.

Guia piace a Giampaolo Simi, che offre ai suoi lettori le chiavi per decrittare la situazione proprio attraverso saggi di scrittura della protagonista.

Che c’è di strano in questo? Gli uomini si innamorano sempre delle stronze, anche se son fatte di lettere e carta.

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