Qualcosa di Chiara Gamberale (6/17)

L’ho cominciato tanto per leggere “qualcosa” e, inaspettatamente, Qualcosa mi è piaciuto.
Chiara Gamberale ha trovato nell’apologo il suo modello narrativo ideale.
Anche gli adulti hanno bisogno di fiabe.
Qualcosa arriva direttamente al cuore, senza passare per il cervello, che lo archivierebbe subito come poco importante.
La storia si incentra su Qualcosa di troppo, principessa sventurata che ha il difetto di percepire ogni sentimento come uno tsunami.
Non conosce mezze misure: se non è felicissima è disperata, se non è impegnata con il corpo lo è col pensiero, se non satura di attività ogni istante della giornata si sente persa.
Il Cavaliere Niente, che nella storia funge da Grillo Parlante, le mostra invano le gioie del non fare, concedendosi a quell’ otium beato che, riscaldato dall’alito di Madama Noia, sa alimentare creatività e fantasia.

Ogni volta che Qualcosa di troppo si butta a capofitto in una storia d’amore e riorienta la sua vita secondo la bussola dei suoi fidanzati, Niente torna a redarguirla con un discorso che ha il sapore di un mantra: “Riprendi a frequentare Madama Noia. Fidati. E a quel punto, se proprio non ne potrai fare a meno, sarai libera di avere voglia di ridere. Ma non ne avrai bisogno. Perchè il bisogno è solo un sogno: prima o poi finisce o comunque sfinisce. Se non te, i poveracci che hanno la disgrazia di conoscerti”.
Definisci la tua personalità!
Osservati!
Studiati!
Amati!
Solo così sarai in grado di affrontare il mondo senza farti cannibalizzare da mode effimere.
I disegni di Tuono Fulminato, ora dolci, ora divertenti, ora anche irriverenti, sottolineano il tono fiabesco della storia e ne enfatizzano il messaggio: “meno fai, più sei“.
Anche se…
Mi sono fermata appena in tempo: stavo per spoilerare la fine. Più volte, scrivendo questo breve commento, mi sono dovuta imporre di evitare il riassunto. Qualcosa fa questo effetto: invoglia alla narrazione.

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