Il ristorante “Rinascimento” a San Demetrio nei Vestini

WP_20141214_015Al ristorante “Rinascimento” di San Demetrio nei Vestini la cena si fa cerimonia del gusto.

Qui si estasia il palato e si titillano tutti gli altri sensi. Non ce n’è uno che rimanga inoperoso.

La più bella pinacoteca di L’Aquila è qui, fruibile senza ticket: decine di quadri, accostati armoniosamente fra loro per colore e per tematica, sono saggiamente disposti sulle pareti.

Quando si scopre l’affresco sul soffitto, che riproduce in colori tenui e rilassanti le quattro stagioni e la magia del cielo, si resta a testa in su ad ammirarlo finché il collo non si lamenta.

Quando poi arriva ogni portata, solo il richiamo dell’olfatto, titillato dai profumi genuini che si sprigionano dai cibi, riscuote la vista dall’ammirazione per l’impiattata perfetta, opera d’arte anch’essa, ma provvisoria e commestibile. Se la sindrome di Stendhal è in agguato, cedervi non comporta l’immediata sanzione, ma il premio di assaporare cibo divino.

Nell’aria si diffonde buona musica soffusa: le musiche natalizie che hanno accompagnato l’indimenticabile cena in famiglia del 14 dicembre scorso hanno fatto da sfondo alla conversazione, senza mai sovrapporsi alle nostre voci.

Le stoviglie, poi, raggiungono il tavolo già calde, insieme ai vassoi dei cibi. In tal modo, non solo si asseconda anche il tatto, ma non si disperdono gli inarrivabili sapori.

Leonardo Visconti ed io
Leonardo Visconti ed io

Leonardo Visconti, l’estroso proprietario, non si nega al confronto ed è prodigo nel rivelare i suoi segreti, che, nei fatti, si riducono a due capisaldi: l’eccellenza delle materie prime, tutte reperite a kilometri zero, e l’amore assoluto per il cibo, per la tradizione, per l’arte.

La zuppa di ceci
La zuppa di ceci

In entrèe ci è stata proposta una zuppa di ceci dal profumo celestiale: il prezzemolo, dosato al millimetro sull’olio extravergine fresco di frantoio, ha reso squisiti i buoni legumi nostrani. I crostini di pane, piccoli come ceci, contribuivano, con il loro croccante fragore, a rendere indimenticabile il piatto. Anche mio cugino, inizialmente restio all’idea di una minestra, ha ammesso commosso che zuppe così capitano una volta nella vita.

Le pappardelle al cinghiale
Le pappardelle al cinghiale
I pici alla contadina
I pici alla contadina

Abbiamo poi scelto due assaggi di pasta: i pici (pasta toscana ammassata spessa con acqua e farina, reinterpretata dall’inventiva dello chef) alla contadina e le pappardelle al cinghiale.

Zucchine, melanzane, pomodori sprigionano un gusto indicibile. Ci siamo chiesti come sia possibile che gli ortaggi, in questo periodo completamente insapori, solo al “Rinascimento” conservino quel sapore antico. Leonardo mi ha spiegato il suo segreto, a patto che non lo divulgassi qui. Sono molto tentata di tradirne la fiducia, certa che l’elaborato processo che ridona in maniera genuina sapori ormai dimenticati alle verdure possa essere applicato solo da chi considera la cucina non una rendita, ma una creazione artistica.

Le buone pappardelle accompagnano uno spezzatino di cinghiale così delicato che la carne si sfalda in bocca, saporitissima e ben legata alla pasta, che ne conserva il retrogusto anche a prescindere dai generosi tocchi di cinghiale che la nobilitano.

Il successo delle pappardelle è stato tale che mia zia e mio cugino hanno optato per una porzione di cinghiale anche per secondo. Marco si è aggiudicato l’agnello, che, cotto a puntino alla brace, ha sprigionato al massimo il suo sapore.

Io, invece, seguendo i consigli dello chef, mi sono concessa uno spezzatino di vitello con le patate talmente buono che anche i tuberi, insaporiti nel superbo sughetto di cottura, hanno duettato con la carne nel contendersi il primato di cibo più buono della serata.

Solo dieci ore prima della nostra cena, la cicorietta ripassata in padella era erba selvatica in montagna. Leonardo la raccoglie personalmente e la salta in padella in maniera tale che quel gusto amaro, reso piccante dal peperoncino, si offre al palato in maniera insolitamente intensa, tanto che anche io, che di solito ne esecro il gusto aspro, mi sono servita a più riprese intere cucchiaiate di contorno.

Squisiti dolcini secchi
Squisiti dolcini secchi
Torta con menta e cioccolato
Torta con menta e cioccolato

Incapaci, poi, di scegliere, tra i tanti, invitanti dolcini quello che ci ispirasse di più, abbiamo optato per un piatto misto. Ora, i biscottini secchi, per quanto natalizi, di solito non hanno il brio dei dolci al cucchiaio: al “Rinascimento”, invece, si gode un ossimoro di croccante morbidezza che rende ogni boccone davvero unico.

Il prezzo non è basso, quasi 30 euro a testa, che, temo, diventeranno molti di più quando capiterà nella bella sala qualche guru della gastronomia nazionale o qualche produttore televisivo alla ricerca di veri talenti gastronomici. Se c’è un locale in Italia che può ambire alle famose tre stelle Michelin, questo è per certo il “Rinascimento”. Se esiste un Masterchef, questi è sicuramente Leonardo Visconti.

AMBIENTE: 10/10

CORTESIA: 10/10

QUALITA’ DEL CIBO: 10/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI: 8/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO: 8/ 10

I riconoscimenti da Tripadvisor
I riconoscimenti da Tripadvisor
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2 commenti su “Il ristorante “Rinascimento” a San Demetrio nei Vestini

  1. cristina zaccagnini il said:

    bravissimi, eccezionali, un cuoco così mai visto prima di adesso…..
    il cibo impeccabile, il vino gustoso….
    ….i dolci migliori mai assaggiati.
    ps.
    non scherzo

    • Benedetta Colella il said:

      Sono perfettamente d’accordo, Cristina.
      All’indomani della mia prima volta al “Rinascimento” scrissi su Tripadvisor: “La cena, certe volte, diventa un’esperienza plurisensoriale.
      Il ristorante “Rinascimento” meriterebbe di troneggiare fra i più blasonati elenchi enogastronomici e non solo per la stupefacente bellezza della sala, sormontata da un affresco di leggiadria e di possenza indicibile e tappezzata di bei quadri.
      Il cibo è sublime! Non sto esagerando: davvero ogni boccone è un proiettile di gusto che si incide nella memoria! Ho potuto godere recentemente di una serata interamente dedicata al baccalà: sono stati serviti, nell’ordine, tre antipasti, uno più leggero e gustoso dell’altro, dei ravioli ai quali mancava solo la parola, e due secondi, uno, ottimo, condito da delizioso sughetto, l’altro, ancora più buono, impiattato con patatine gratinate. Hanno chiuso la serata un dolcetto al cioccolato buonissimo e una serie di grappini su cui non posso esprimermi, perché sono astemia, ma che, a giudicare dall’entusiasmo degli altri commensali, non si allontanavano dallo standard della cena. Siamo stati ospiti di cari amici (e adesso dove trovo un ristorante all’altezza di questo per ricambiare l’invito?), ma ho sbirciato il conto: 35 euro a testa. Est pretium operae:-) “. E l’entusiasmo di allora non è mai scemato.

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