Il ristorante “Passaparola al mare” di L’Aquila

Per la prima volta da quando è nato Bennyland, sono uscita scontenta da un ristorante.

Eppure su Passaparola al mare avevo grandi aspettative: mi ispirava il nome, che evocava un locale che in passato frequentavo spesso, mi piaceva la posizione, vicino al casello di L’Aquila Ovest, e mi stuzzicava l’idea di pasteggiare a pesce.

Per questo, ho proposto io di sfidare l’ignoto e sperimentare questo ristorante proprio nella pausa pranzo fra le lezioni mattutine e il collegio dei docenti.

L’umore era a somma zero: ero felicissima di trascorrere un’oretta con la mia amica Maurizia e molto meno propensa all’impegno pomeridiano incombente.

Ecco il resoconto del pranzo o almeno quel che ne rimane dopo aver espunto in autocensura una serie di commenti al vetriolo.Created with Nokia Smart Cam

Abbiamo parcheggiato molto facilmente nell’ampio piazzale antistante il locale e siamo entrate fiduciose.

Uno sguardo ai prezzi ci ha fatto subito capire che, in barba al rassicurante cartello che pubblicizzava il menu completo a 30 euro, Passaparola al mare era ben al di là del nostro budget.

Limitando i danni, abbiamo deciso di assaggiare solamente l’antipasto, che prevedeva comunque un esborso di 18 euro.

Abbiamo dedicato al cestino del pane grandi lodi: c’erano fette diverse, una, buonissima, con frutta secca, un’altra leggermente insaporita al formaggio, altre ancora di vario colore che non abbiamo assaggiato.

Poi sono arrivati gli antipasti freddi, decisamente troppo speziati per i miei gusti. Il pepe rosa sul salmone, la salsa dello stesso colore in cui annegavano i gamberetti e l’olio in cui affogavano le alici, assieme all’insalata di mare decisamente insaporita, non disturbavano troppo il palato, ma snaturavano, secondo noi, il sapore del pesce.

Il radicchio con le noci al centro del piatto con il carpaccio è stato l’elemento più gustoso dell’antipasto. Avrei preferito invece che non comparissero doviziosi su ogni fetta l’aglio e il pepe.

L’ostrica (al singolare) è stata l’unica rappresentante della parte di antipasto pomposamente dedicata ai “crudi” (al plurale). In compenso, la presentazione su un letto di ghiaccio, in un contenitore rialzato, era molto carina.

Ve li mostro nella galleria fotografica: due bocconcini pastellati, probabilmente di merluzzo e di baccalà, un minuscolo (ma piacevole) pezzo di coda di rospo allo zafferano, di nuovo baccalà, stavolta alla livornese, piuttosto salato, un gamberetto, un gamberone cotto che, assieme al piatto di cozze e vongole rinsecchite, è stato il punto più basso del non ottimo pasto.

Con queste premesse, non è stato solo il portafogli a dissuaderci dal proseguire con un primo.

Abbiamo pagato di malavoglia i 40 euro del conto e siamo corse alla ricerca di una pizzeria al taglio.

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