Santa degli impossibili di Daria Bignardi (30/2015)

santa degli impossibili fotoSanta degli impossibili di Daria Bignardi è un libro insolito.

Prima di cominciarlo pensavo che nell’autrice si fosse accesa improvvisamente quella vena mistica che consegnò all’Empireo il suo prozio, san Gabriele dell’Addolorata, veneratissimo in Abruzzo.

Ho dovuto ricredermi: Santa Rita compare sullo sfondo, nelle parole di un’insegnante di mezza età che ha trovato serenità nella fede e che sa confortare l’inquieta protagonista, Milla, parlandole di Santa Rita, appunto, della sua ostinazione nella preghiera, delle sue grazie non sempre richieste.

Milla ne è un po’ la reincarnazione: ha sposato un Paolo senza amarlo veramente, ha partorito due gemelli e, prima ancora, una fanciulla sacrificando alla famiglia la propria filantropica propensione al mondo.

Incarna una tipologia di donna già presente nei romanzi precedenti della Bignardi: l’inquieta sognatrice alla ricerca di un’evasione che è moto dell’anima prima che rottura fisica con l’ambiente circostante. Come in L’acustica perfetta, la narrazione è affidata ad una doppia voce: il marito sconcertato e tuttavia devoto, la moglie confusa e animata da una voluttà di distruzione, prima irredimibile, ora lenita, forse, dall’intervento divino.

Paolo scrive: “io ho creduto di poterla amare perché non lo sapevo ancora che nessuno può proteggerti da te stesso, nemmeno chi ti ama”, Milla ricorda “i Natali, i compleanni, le vacanze e le domeniche in cui Paolo e io abbiamo litigato, e poi quando abbiamo smesso di litigare perché abbiamo smesso di sperare che potesse cambiare qualcosa, e ci siamo ritrovati più lontani di prima”.

Insomma, mi sembra uno stesso libro scritto due volte.

Santa degli impossibili fonde, non troppo bene, materiali già editi: un racconto comparso nel 2011 fra gli Inediti d’autore del Corriere della Sera, una storia già scritta nel 2014 per il festival letterario di Ventotene.

Rimaneggia, poi, un vecchio libro di Dino Buzzati, I miracoli di Val Morel, regalato a Milla, nella finzione narrativa, dall’amica credente.

Da questo libro di bozzetti è tratta la bella copertina, che, insieme alla grafica, è la parte più ammirevole di Santa degli impossibili.

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