Tharros e la Penisola del Sinis (OR)

La penisola del Sinis

Tharros sembrava destinata a rimanere un miraggio.
Troppo poco il tempo, troppo lunga la distanza dal parcheggio alla biglietteria e dalla biglietteria al sito archeologico.
Ci era stato fatale il piccolo borgo abbandonato (ma perché, poi?) di San Bartolomeo in Sinis, set di tanti western, non-luogo fra i più inquietanti dell’estate.
La chiesa paleocristiana di San Giovanni in Sinis, proprio al centro dell’omonimo paese, con la sua facciata rettangolare, le tre basse navate e la piccola cupola, ci era sembrata premio di consolazione.

Il trenino turistico
Non sapevamo che proprio lì fa capolinea un fantastico trenino turistico, che con soli 3,50 euro accompagna pigri e ritardatari oltre la strada, sul perimetro di Tharros e ancora più in là, fino a quando la penisola del Sinis si inarca come una lingua arrotolata e mostra intorno a sé panorami per tutti i gusti.

Spartiacque fra due mari


Ami la prepotenza delle onde che schiaffeggiano la battigia e il testosterone dei surfisti? Guarda a destra e vedrai di che cosa è capace la forza del vento, quando gonfia i marosi.
Preferisci la tranquillità della bonaccia, i colori cangianti del blu e l’armonia delle barche a vela? Volgiti a sinistra, in quel golfo stretto fra le paludi di Cabras e la penisola del Sinis che tanto piacque ai fenici.

Tharros
E Tharros?
Tharros, il faro che ci ha condotti fin qui?
Tharros con le sue origini protostoriche, con l’abitato fenicio ormai diruto, con le monumentali superfetazioni puniche, con le snelle colonnine che sfidano il tempo e il mare, Tharros, dicevo, com’è?
Continua ad essere un miraggio: l’abbiamo abbracciata tutta con lo sguardo, dalla prospettiva privilegiata dell’alto sentiero su cui impazzava il trenino.
Abbiamo visto visitatori interrompere la risalita per apprezzare un dettaglio precedentemente sfuggito o un basamento più solido degli altri, ma non l’abbiamo profanata con i nostri passi.
Bisogna sempre lasciarsi indietro un motivo per tornare.

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