La trattoria da Mauro a Teramo

WP_20150912_028La Trattoria da Mauro a Teramo è un tempio per i nostalgici degli anni Ottanta.

Erano i tempi beati in cui di educazione alimentare non si sapeva nulla e nulla quindi impediva di affrontare eroicamente piattoni di pasta non pesati col bilancino e conditi senza parsimonia, annaffiati poi con boccali di vino che lasciavano tutti più allegri che brilli.WP_20150912_020

Erano i tempi in cui per mangiar bene non bisognava raggiungere posti sperduti nei borghi più abbandonati per cercare un oste che cucinasse col cuore e non col portafogli.

Erano i tempi in cui magari un piatto di pasta ti costava ottomila lire, non quisquilie prima

Antipasto all'italiana
Antipasto all’italiana

dell’inflazione, ma ti lasciava sazio e provato per una settimana.

Quei tempi, a Teramo, non hanno il sapore amaro della nostalgia.

Non serve la macchina del tempo.

Non serve neppure la macchina.

Basta fare due passi per il corso, fino a via Cesare Battisti, che ne è traversa.

Vedi il menu e slanguorisci: 3 euro gli antipasti, dai 4 ai 5 i primi, poco più i secondi.

WP_20150912_018Sono i prezzi degli anni Ottanta pagati con gli stipendi del XXI secolo.

Non si sa quante cose abbiamo ordinato Marco ed io, ignorando quali fossero le politiche del locale. Qualche dubbio l’abbiamo avuto vedendo passare davanti a noi vassoi traballanti di chili di spaghetti in bilico sui quali era sparsa un’intera ricotta, destinati a un tavolo di giovanotti di buona forchetta.

Poi sono arrivati i nostri piatti: pennette al gorgonzola per me, chitarra alla teramana (quella con le polpettine minuscole) per Marco.

Sul viso si sono disegnate in rapida successione incredulità, gioia, preoccupazione.

Come si affronta un piatto da 250 grammi di pasta? Dove si inizia? Solo a vederlo, così fumante e ben condito, il cervello ha trasmesso allo stomaco il segnale di sazietà.

A onor del vero, già avevamo divorato un antipastino con cui avrebbero organizzato un bel picnic in quattro: bruschetta, 4 fette di prosciutto, 4 di lonza, 4 di salame, una buona porzione di caciotta, quindi la sazietà non era esattamente il prodotto della suggestione.

Comunque, ci siamo accinti all’impresa: mangia tu che mangio anch’io, la cupola di pasta si è assottigliata.

Era buona e non poco, eppure la nostra resa è stata ingloriosa: nonostante avessimo preventivamente provveduto a uno scambio culturale e avessimo quindi assaggiato entrambi i primi, Mauro, il gestore, ha dovuto riportare in cucina piatti più pieni di come normalmente arrivano ai tavoli negli altri locali.

Fettina alla valdostana con funghi
Fettina alla valdostana con funghi

Confrontarci con gli altri avventori della Trattoria da Mauro era, a questo punto, una questione d’onore. Sono fiera di poter affermare che nessuno è riuscito nella sfida estrema di mangiar tutto, nonostante questo “tutto” avesse un sapore pieno e genuino che semplificava di molto l’azione.

Agnello alla brace
Agnello alla brace

Poi è stata la volta dei secondi: agnello alla brace per Marco e, per me, un incredibile lenzuolo di fettina alla valdostana, tutto coperto di funghi nostrani. Una poesia.

E poi contorni, vino, cocacola, amaro (un digestivo alle cento erbe di matrice non industriale con un profumo talmente squisito che io, astemia, mi sono pentita di non aver consumato).

Con una cena così, avremmo dovuto passare la notte insonne e invece abbiamo dormito come angioletti, merito della genuinità delle materie prime proposte e del conto light di complessive quaranta euro, tutto, ma proprio tutto compreso.

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