Una lunga notte di Maurizio De Giovanni e Alessandra D’Antonio (8/2015)

UNa lunga notteUna lunga notte è un libello troppo breve in cui Maurizio De Giovanni si fa generosamente talent scout di una scrittrice ignota al grande pubblico, Alessandra D’Antonio, e del suo racconto pieno di ritmo e fantasia.

Lo fa da par suo, cofirmando un librettino impreziosito da una sua storia che pare tratta di peso da un romanzo. C’è sempre un momento, nelle opere di De Giovanni, in cui l’autore allarga lo sguardo all’umanità dolente che vive, anonimamente, a fianco dei protagonisti, turbata dagli stessi sentimenti o immersa nelle stesse circostanze.

Sono affreschi a tutto tondo, fatti di microstorie che potrebbero espandersi ognuna a diventar romanzo e che restano lì, appena accennate, a dimostrare che varia, multiforme è la vita e che in ogni vissuto c’è qualcosa di irripetibile.

Stavolta De Giovanni fotografa un momento, quello in cui la terra tremò a Napoli il 23 novembre 1980, e le reazioni di quattro personaggi, in una climax dal comico al tragico che ci insegna la resilienza. Una frase anaforica lega come un ritornello quattro immagini di uno stesso istante: “Questa è una città di gente veloce”, “questa è una città che i segni li sa interpretare”, “questa è una città di gente che si industria”, “questa è una città di gente che sa ricordare”.

Il terremoto diventa così pretesto per parlare ancora di Napoli, del suo folklore e della purezza disperata dei suoi abitanti. Non manca il pettegolezzo metaletterario, in cui si racconta come Erri De Luca non volle uscire da casa e costrinse la famiglia a restare con lui, in attesa di una tragedia che, per fortuna, per lui almeno non si verificò; c’è il bozzettismo sornione con cui si immortala una donna “chiatta chiatta” uscire urlando da una macchina piccola piccola; vibra un refolo di commozione nell’ultimo, struggente quadretto.

Sono convinta che tutti, tranne forse i genitori della D’Antonio, abbiano inizialmente ignorato il racconto della scrittrice esordiente per abbeverarsi a quello di De Giovanni, proprio come un uomo sperso nel deserto, quando arriva ad un’oasi, prima placa l’arsura e poi si guarda intorno ad ammirare le palme.

E l’oasi di Alessandra D’Antonio è ben fiorita. Il suo racconto, molto diverso per stile e tematica da quello offerto dal suo pigmalione, scorre bene, appassiona, intriga e, infine, diverte. Lo stile rapido e incisivo si basa su un napoletano letterario ben controllato, che fluidifica la narrazione e lega bene le sequenze. È difficile commentarlo senza svelarne la trama, perché l’azione è ovunque ed ogni parola sembra funzionale al dipanarsi della storia.

Una lunga notte è troppo breve per soddisfarmi a pieno, come già detto, e mi lascia con il desiderio struggente di leggere per intero un nuovo libro di De Giovanni e la soddisfazione di aver conosciuto un nuovo talento, Alessandra D’Antonio (omonima, fra l’altro, di una delle persone a me più care al mondo), da seguire ed amare.

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