La pizzeria Vesuvio di L’Aquila

WP_20150129_002La pizzeria Vesuvio è la più antica di L’Aquila.

Prima che, nel 1966, Francesco e Vittorio Tagliafierro importassero nel capoluogo abruzzese il culto della pizza al piatto, in città si vendevano solo tranci da asporto.

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Vittorio Tagliafierro racconta la sua storia

La novità fu salutata con successo e gruppi sempre più eterogenei si affidarono alla pizzeria Vesuvio per prolungare piacevolmente le loro serate. È nostalgico, Vittorio Tagliafierro, quando ci racconta L’Aquila che fu, e ci descrive gli avventori di allora, allegri, spensierati, chiassosi, che passavano come meteore prima di correre al cinema o in qualche locale. In serata il ricambio ai tavoli era continuo e l’attività proseguiva fino alle 2 di notte, o, nei momenti di festa, addirittura fino all’alba. Il cliente di oggi, invece, esce solo per cenare, si attarda ai tavoli, sempre più spento, sempre più demotivato.

Sarà, ma ogni volta che sono andata alla pizzeria Vesuvio l’ho trovata gremita.

Il segreto è nell’atmosfera veracemente campana che cinquanta anni di vita abruzzese non hanno minimamente stemperato.

I difetti sono macroscopici come i pregi e fanno parte del folklore della pizzeria Vesuvio: il disordine endemico nella sala, i tempi di attesa molto variabili, una certa aria di provvisorietà svagata che preesisteva al trasloco post terremoto.

WP_20150129_006A compensar tutto c’è lei, la pizza, la vera pizza napoletana, alta, morbida e ben condita.

Sbircio il tavolo dei vicini: predominano le margherite, soprattutto nell’accezione “verace” (con mozzarella di bufala) che è tipica del Vesuvio. Quando una pizza è buona, non serve sovraccaricarla di sapori o di spezie che ne camuffino la base.

Non so perché, ieri avevo voglia di strafare; ho chiesto così, come mio marito, una pizza Vesuvio, ricca di prosciutto, salame e funghi. In nome dell’intolleranza al latte vaccino da poco scoperta, la mozzarella di bufala ha sostituito quella tradizionale.

La pizza Verace
La pizza Verace
La pizza Vesuvio
La pizza Vesuvio

Il risultato è stato gradevole alla vista e ancor più al gusto, anche se la Verace di Gianfranco, priva di intingoli e ricca di sapore, mi ha invogliato con il suo aspetto puro e genuino.

La pizza del Vesuvio mi suscita sempre un “effetto Pinocchio”: inizialmente lascio da parte i bordi, alti e un po’ gommosi, poi, ultimati i bocconi più pregiati, ritorno a ciò che avevo scartato, scoprendolo ancora buono. Solo con la soufflè, farcita con ogni ben di Dio, non mi capita, ma non conosco nessuno, per quanto di buona forchetta, che sia stato in grado di mangiare per intero questa squisita pizza caloricissima.

La pizzeria Vesuvio è nota soprattutto per i dolci, di matrice salernitana e quindi voluminosi ed esagerati nelle dimensioni e nel gusto.

Ieri Marco si è visto arrivare una delizia al limone delle dimensioni approssimative di una pallina di tennis, Gianfranco si è goduto un tortino con ricotta e pere che ho assaggiato con vera goduria ed io mi sono beata del “solito” sufflè al cioccolato, un tortino con anima liquida riscaldato nel forno e assolutamente delizioso.

Il conto, comprensivo anche di due birre e una lattina di Cocacola, è stato di 49,30 euro.

Il conto
Il conto

Se andate al Vesuvio, incoraggiate il titolare a parlarvi della sua Tramonti, borgo sulla costiera amalfitana che ha esportato in Italia intere dinastie di pizzaioli. Oltre 1800 pizzerie, fra cui la sua, nascono per mano di tramontani (una curiosità: anche il freddo vento del Nord prende il nome da questo paese. Fu la Repubblica Marinara di Amalfi, vicinissima, ad espanderne la fama in tutto il mondo), che fondarono ovunque pizzerie per incrementare lo spaccio di mozzarella, vera eccellenza locale. Ascoltarlo è uno spettacolo per cui non si paga il biglietto.

AMBIENTE: 6/10

CORTESIA: 8/10

QUALITA’ DEL CIBO: 7/10

GENEROSITA’ NELLE PORZIONI: 9/10

RAPPORTO QUALITA’- PREZZO: 7/ 10

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