Al culmine della disperazione di Emil M. Cioran (23/1001)

cioranFu l’insonnia a portare Emil M.Cioran al culmine della disperazione, suggerendogli pensieri di cupa insoddisfazione e di compiaciuto pessimismo.
Io non conosco l’insonnia.
Conosco, e bene, il suo contrario: la crudeltà della sveglia, la lotta impari della ragione con un corpo che anela ancora all’oblio, il sonno incombente a confondere i pensieri e a scombinare le parole.
La lucidità notturna, invece, se c’è, mi sembra una benedizione: in un mondo silente, i pensieri fluiscono, si fissano in parole, si fanno storia. Tutto ciò che di buono ho scritto e pensato, l’ho scritto e pensato di notte.
Cioran è nemico della notte.
Di più, è nemico di ogni lenitivo per l’anima.
Il suo dramma consiste nel compiacimento per ciò che lo distrugge (l’autocoscienza, la razionalità) e nel disprezzo per ciò che pur lo conforta (la poesia, l’amore).

Per questo definisce la sua esistenza “un interminabile crollo” e rimpiange l’ingenuità, “dono meraviglioso distrutto dalla conoscenza“, dato che la coscienza è per lui “una ferita aperta nel cuore della vita“.
Al culmine della disperazione è un saggio di difficoltosissima lettura, dai vistosi effetti collaterali: il pessimismo di Cioran si trasforma in angoscia per il lettore, toglie il fiato, fiacca la volontà.
Dove c’è compiacimento per la malattia, quando il pessimismo si considera unico esito “per chi ha desiderato ardentemente la vita“, dato che “il processo di devitalizzazione sopraggiunge solo più tardi in seguito alle depressioni“, c’è speranza di guarigione?
La profondità del baratro da cui Cioran urla il suo scontento mi è sconosciuta; il mio pensiero, lieve, si ferma al ciglio e da lì contempla con ammirazione mista a raccapriccio tanta lucida capacità di soffrire.
Del resto, sono una donna, “un’amabile nullità” secondo la definizione stessa, misogina e sconfortata, dell’autore.
Più si pensa alle donne, meno le si comprende” pontifica Cioran “Oltre alla soddisfazione dei bisogni sessuali la loro sola ragion d’essere mi sembra quella di permettere all’uomo di sfuggire alla pressione opprimente del suo spirito“.
Se per questa affermazione vale la proprietà transitiva, a che serve allora l’uomo, “oltre alla soddisfazione dei bisogni sessuali“? Forse ad angosciare e opprimere la naturale leggiadria muliebre.
No, Cioran, con questo odio inveterato per il mondo, non si può costruire niente di buono.

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