Arquà Petrarca (PD)

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La casa di Francesco Petrarca

Sono arrivata ad Arquà Petrarca, uno dei Borghi più Belli d’Italia che è anche Bandiera Arancione, in preda a un delirio letterario.

In macchina declamavo poesie, mi agitavo vinta dall’emozione, mi imprimevo nello sguardo la dolcezza dei Colli Euganei, la mitezza della natura, l’amabilità dei luoghi che Francesco Petrarca scelse come ultima dimora.

Il timore di rimaner delusa scoprendo che di quel glorioso Trecento nulla era rimasto mi attanagliava l’anima, ma non osavo palesarlo, vergognandomi io per prima dell’instabilità umorale con cui stavo trasformando in pellegrinaggio quello che in origine era un ozioso giretto nei dintorni di Abano Terme, dove soggiornavamo grazie ad un graditissimo coupon che le amiche più care mi avevano regalato per i miei primi quaranta anni.

Colli Euganei sullo sfondo.
Colli Euganei sullo sfondo.
L'Arca funebre di Francesco Petrarca
L’Arca funebre di Francesco Petrarca

Il meraviglioso borgo, invece, non ha dissipato la patina dei secoli. Nelle viuzze strette e nelle costruzioni curate, rivive, perfettamente ricostruita, la Arquà del passato. Proprio all’ingresso del centro storico, sul sagrato della Chiesa di S. Maria Assunta, l’arca funebre di Petrarca, col suo marmo rosso, si erge ad eterna memoria.

Sono le suggestioni letterarie a togliere il fiato, non la bellezza dei monumenti; è l’insieme, più che il particolare, a rendere il viaggio ad Arquà Petrarca consigliabile a chiunque ami la poesia.

Ci si sente davvero in un brodo di giuggiole nel visitare il borgo: ci sono parecchi negozietti tipici, infatti, che propongono dolci e liquori alle giuggiole, appunto, che sono caratteristiche del luogo e che a me sono piaciute moltissimo.

Attraverso una ripida salita e una breve discesa, si arriva al fulcro del paese: la casa di Francesco Petrarca, regalata al poeta da Francesco il Vecchio da Carrara, signore di Padova.WP_20140603_001

Il biglietto di ingresso è contenuto: solo 4 euro per accedere a una dimora che, per quanto rimaneggiata nel tempo e totalmente priva di arredi, mantiene il fascino dei panorami che ispirarono Petrarca.

L’allestimento museale è scarno: solo qualche pannello, peraltro ben organizzato, ed un buon video che illustra la storia della casa e i sentimenti di Petrarca nei quattro anni in cui la abitò.

Entrando nella cameretta che già [fu] un porto in cui Petrarca morì scrivendo (che morte! Se potessi scegliere come congedarmi dalla vita, vorrei che succedesse così, fra mille anni: con un libro o con un quaderno in mano), la mestizia che inspiegabilmente mi aveva invaso varcando la porta di ingresso e attraversando il giardino curato è esplosa.

Marco mi ha ritrovato in lacrime.

Solo dopo ho saputo che la stessa reazione sconvolse Vittorio Alfieri.

Chissà quanti altri hanno provato questo stesso smarrimento!

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