Castel di Ieri (AQ)

Castel di Ieri
Castel di Ieri

Castel di Ieri: la storpiatura moderna che fa nostalgico l’antico Castel Pieri ha la sua ragion d’essere.

Di ieri, di un passato non trascorso, sanno i nomi delle vie, che si rifanno ai mestieri antichi, alle funzioni ancestrali delle strade, alla fruizione locale.

Sono vie strette, che si avviluppano in salita e convergono su una torre antica, massiccia e ben conservata, che punta al cielo accompagnata dai cipressi slanciati che la circondano.Created with Nokia Smart Cam

Selci e gradini si contendono il passo; scale e salite, discese e scale ritmano le vie che intersecano quella maestra.

L’abile guida di mio marito ci ha permesso di schivare mattoni aggettanti, dislivelli nascosti, restringimenti improvvisi, ma dopo poche centinaia di metri ci siamo accorti che era uno sforzo inane pretendere che la Verso attraversasse indenne pertugi così ripidi e stretti.

Siamo discesi in retromarcia fino alla piazza inferiore, che è il punto di contatto fra il centro storico e la zona moderna, ricca di belle ville verdeggianti.WP_20141208_006

Con la Aveo di Gianfranco, più piccola e dotata di un autista più spericolato del mio, siamo riusciti a raggiungere il belvedere superiore, dove lo sguardo arriva ad abbracciare anche Castelvecchio Subequo

Panorama dal belvedere di Castel di Ieri
Panorama dal belvedere di Castel di Ieri

Quel che abbiamo trovato è una summa di mille lezioni di paesologia. Franco Arminio, grande poeta e mio guru personale alla riscoperta delle bellezze nascoste del territorio, qui sarebbe stato davvero a suo agio.

C’è un paesino bellissimo e misconosciuto, le cui pietre narrano l’opulenza antica e l’abbandono odierno: porticati in legno in precario equilibrio, bifore ben disegnate e finestracce senza vetri, porte blindate e tavolacce con l’apertura in basso per i gatti a sigillare ingressi chiusi da anni.

L'altare maggiore della chiesa di Santa Croce, distrutta dal terremoto del 1915
L’altare maggiore della chiesa di Santa Croce, distrutta dal terremoto ddel 1915

Abitanti: nessuno. Nell’assolato lunedì della Concezione, nessuna voce umana si è unita alle nostre; un concertino di gatti, invece, ha accompagnato la nostra breve ricognizione tutta attorno alla torre centrale e di lì, solo in affaccio, verso la vertigine delle ripide discese.

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