L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi (40/2015)

LicalziL’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi è un romanzo discontinuo, esaltante solo a tratti, denso di riferimenti letterari e di ammiccamenti al lettore.

Pietro Rinaldi, il protagonista, è parente alla lontana di Cesare Annunziata, il vecchio coriaceo che scopre il senso della vita in La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, con cui Licalzi ha contratto più di un debito.

Se l’archetipo deliziava il lettore con pagine dense di gioia di vivere, in cui l’anafora “mi piace” irrompeva nella narrazione per farsi vademecum di felicità, Licalzi chiude L’ultima settimana di settembre con un irresistibile elenco di persone e situazioni assolutamente detestabili.

Licalzi attinge anche a se stesso: le pagine migliori, quelle sull’amore e sulla morte, richiamano da vicino temi cari al bellissimo Non so; l’anziano intrattabile non si discosta molto dal protagonista di Che cosa ti aspetti da me; i dubbi sulla scrittura e sull’interazione autore/scrittore sono quelli che ci hanno fatto tremare all’annuncio, fortunatamente disatteso, di allontanarsi dalla scrittura nelle ultime pagine di 7 uomini d’oro.

L’inizio è tanto bello che, quando, ignara delle conseguenze, ho iniziato a leggerlo ad alta voce ad alcuni amici per invogliarli all’acquisto, sono stata costretta ad andare avanti finché mi ha sostenuto la voce perché, di risata in riflessione, avevo conquistato la loro completa attenzione.

Tutto procede speditamente fino alle scene di pesca, in cui Licalzi, da buon genovese, rivaleggia con l’Hemingway de Il vecchio e il mare e invoglia a soggiornare in Liguria più di qualsiasi spot promozionale. A me è piaciuta molto anche la lunga riflessione metaletteraria relativa all’incontro con l’autostoppista e la cena di classe. Magari il libro fosse finito con il viaggio!

L’ultima parte, intitolata Sette anni dopo, secondo me ha rovinato tutto.

E mi taccio qui, per evitare di essere ascritta al nutrito gruppo di persone insopportabili alla voce: “Quelli che, per invidia, presunzione o ignoranza, minimizzano i risultati degli altri, spesso attribuendoli alla fortuna senza riconoscere nè rendersi conto della fatica, del lavoro, dell’impegno, e spesso del talento che ci sono voluti per raggiungerli, e pensano, sono convinti o vogliono far credere, che con un po’ di fortuna, appunto, o buone raccomandazioni, gli stessi risultati li avrebbero ottenuti anche loro”.

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Un commento su “L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi (40/2015)

  1. Benedetta Colella il said:

    Lorenzo Licalzi in persona mi fa sapere di non aver ancora letto “la tentazione di essere felici”. Il legame fra i due libri è solo una mia farneticazione: avrei anche potuto togliere il riferimento nell’articolo, in realtà, ma mi piace conservare il ricordo delle mie emozioni come sono scaturite durante la lettura. L’Autore non se ne avrà a male.

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