Santa Maria di Ronzano a Castel Castagna (TE)

Santa Maria di Ronzano è un’abbazia piena di segreti.
Basta girarle attorno per accorgersene.
Il difficile è distogliere lo sguardo dalla facciata principale e dal contesto ameno che la ospita. La catena montuosa del Gran Sasso la scherma e la custodisce, un prato curatissimo la incornicia, un grande rosone di vetro la ingentilisce e ci ipnotizza.
Muoviamoci, comunque, fino alla parete d’Oriente, l’antico ingresso.
C’è una monofora bellissima, protetta da un ricamo di pietra che mima un reticolato, alla maniera bizantina: per realizzarla furono necessarie sicuramente abilità notevoli.

Se però entriamo nella chiesa per ammirare la finestra dall’interno, con stupore non troviamo la parete or ora ammirata all’esterno!
Dietro l’altare di Santa Maria di Ronzano, infatti, ci sono tre absidi, tutte riccamente affrescate.
Si tratta del ciclo pittorico più antico d’Abruzzo e serba per noi più di una sorpresa. C’è una Madonna col Pancione, un unicum prima che Piero della Francesca scegliesse di venerare in Lei la madre, non la santa.
La muratura dell’abside è una caratteristica dello stile gotico pugliese, che non ha mai attecchito in Abruzzo, ma Santa Maria di Ronzano ha altre frecce al suo arco.


C’è un san Michele che seleziona i beati prima che san Pietro apra loro le porte del Paradiso, dove, sulle palme dei santi, adoreranno per l’Eternità il Salvatore: prima i prelati (autopubblicità o monito?), poi gli uomini e, ahimé, ultime le donne.
Ci sono le colonne, fatte di pietra grezza, non normalizzata. L’effetto zigrinatura è sorprendente, ma non sgradevole: quanta fatica si sarebbero risparmiati i costruttori di chiese più modeste se avessero intuito il potenziale artistico della pietra non lavorata!
Vicino ad una preziosa statua della Natività, intagliata tutta nell’ulivo, che è una tipologia di legno molto presente sul territorio ma assai difficile da lavorare, troviamo una porticina.
All’interno ci sono le reliquie più preziose: non avrei dovuto leggere troppi testi di storia medievale, con informazioni circostanziate sulle false reliquie del tempo, per entusiasmarmi di fronte all’ennesimo sedicente legno della croce.
Sono invece attratta da una rapida scalinata interdetta al pubblico: sulla sommità, mi sembra di vedere qualcosa.
A Santa Maria di Ronzano, infatti, l’intercapedine fra abside e mura esterne nasconde qualche stanzetta. Lì alloggiavano gli ospiti di riguardo, vicini a Dio e alla natura.
Dalla “mia” monofora si guarda il mare, in questa pace si purifica il cuore.

Grazie a Raffaele Pavone, l’organizzatore di questo giroborghi.

Grazie a tutto il gruppo Borghi d’Abruzzo, con cui sto riscoprendo la mia regione, e a Raffaele Di Loreto, che lo ha ideato e ogni giorno lo nutre.

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