La trattoria da Benito a Orentano (PI)

La trattoria da Benito, senza ma e senza se” ha sentenziato il padrone di casa quando gli abbiamo chiesto dove mangiare la miglior fiorentina della zona.
“Sta a venti minuti da qui, al confine estremo della provincia, ma vale ogni chilometro speso per arrivarci ed ogni euro devoluto alla cena“.
Entusiasti, manifestiamo l’intenzione di andare ad Orentano a sperimentare la locanda delle meraviglie la sera stessa.
“Scordatevelo!” ci risponde sardonico. “Si prenota almeno con quindici giorni di anticipo alla trattoria da Benito!”.

A noi arride la fortuna del principiante o semplicemente giocano a nostro favore i buoni propositi altrui per il 2018, formulati a pancia piena dopo cenone di San Silvestro e pranzo di Capodanno e disattesi di lì a breve.
Il 2 gennaio è, però, giorno di sobrietà e così troviamo miracolosamente posto alla Trattoria da Benito, comunque al massimo della sua capienza.
Le aspettative sono alte, ma vengono onorate. Anzi, se la trattoria da Benito è universalmente lodata per la carne, a me sono sembrate spettacolari anche le zuppe.
E dire che ero già sazia dopo l’antipasto, prenotato per me sola, ma diviso in tre perché abbondantissimo.
La ricca selezione di affettati era infatti molto valida e l’insalata di farro sfiziosa, ma il vero capolavoro erano i fagioli cannellini con la cipolla: ne avrei mangiati a centinaia.

Fagioli e cipolla alla trattoria da Benito

C’erano poi tre crostini caldi: ne ho gradito uno all’olio di oliva, buonissimo in zona, e un altro con scamorza e tartufo. Di quello con i fegatini, che detesto, si è rallegrato Marco.
Le olive nere, amarissime, e i cipollotti completavano, per me solo cromaticamente, il ricco insieme.
Dalla zuppa toscana non mi aspettavo molto. Invece mi ha fatto sognare per la sapienza con cui i sapori si amalgamano e concorrono a creare un delizioso insieme che riscalda la gola e intride di sè le fette di pane tostato a completamento il piatto (per i celiaci basta evitare questa sovrapposizione finale).

Zuppa toscana alla trattoria da Benito

In confronto, i tortelli alla lucchese di Marco, un trionfo di carne macinata serbata nel prezioso interno e anche nella salsa, per potenziare il sapore del sugo, apparivano più ordinari.
Poi, finalmente, è arrivata la scenografica bistecca, generosamente irrigata di olio e spezie, quasi cruda, come da copione, ma tenerissima in maniera incredibile.

Storia e preistoria si fronteggiano: da una parte la tagliata, da redistribuire fra i tre commensali, dall’altra l’osso, altissimo, da spolpare in maniera anche coreografica.
Insomma, alla trattoria da Benito di Orentano abbiamo vissuto un’esperienza gastronomica da raccontare ai nipoti!

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