Acqua da tutte le parti di Antonello Caporale (28/16)

CaporaleAcqua da tutte le parti, osserva sconfortato Antonello Caporale nel suo ultimo libro.
A me, invece, manca l’aria.
Quando leggo i resoconti di Caporale, così lucidi, così documentati, così chiari nell’identificare le cause e nel prevedere le conseguenze del disastro in cui versa l’Italia, mi prende una sensazione di apnea.
E si alternano due emozioni contrapposte: da una parte vorrei capitalizzare il poco fiato che mi rimane, dosando la lettura, approfondendo, imparando i dati, dall’altra ho l’urgenza di sapere ancora, sempre più, e di sommare pagine a pagine, sedotta dall’eleganza dello stile e dei pensieri di Antonello Caporale. Su tutte, una constatazione mi sconforta: a conti fatti, la crisi economica e morale d’Italia deriva dalla trascuranza di ciò che è pubblico, comune, funzionale, quotidiano, a vantaggio del progettismo, dei fondi perduti, degli incentivi, della straordinarietà, appunto.

E proprio questo superamento dell’ordinario da parte dello “straordinario”  ha catalizzato nell’ultimo anno quello sfaldamento della scuola pubblica che mi ha causato tanta amarezza in ambito lavorativo.
Vedere, capire, sapere e non poter contrastare: acqua da tutte le parti, amici, e noi, nella fanghiglia che ci circonda, non sappiamo nuotare.
Allo sconforto civile causatomi dalla lettura fa da contaltare la goduria intellettuale: Antonello Caporale ha talmente tante frecce al proprio arco che ogni paragrafo ha un approccio diverso. Indignato, divertito, ammirato, rassegnato, polemico, assolutorio che sia, però, lo stile di Caporale si declina in mille sfumature e dona ad ogni descrizione una sua autonomia e unicità.
Non dimenticherò più il pesto di Pra, le spiagge di Rosignano Solvay, le capre di Craco o la stazione di Calatafimi, in cui una voce spettrale annuncia ancora dal registratore treni da tempo soppressi.
E quando c’è Acqua da tutte le parti, i cortocircuiti di senso fanno ancora più male.

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