Anghiari (AR)

Anghiari, o la rivincita della pianura.

Se i paesaggi tradizionalmente definiti d’incanto sono accomunati dalla presenza di acque o di vette o di boschi, la piana di Anghiari dimostra che anche la pianura, se si srotola infinita all’orizzonte, può togliere il fiato.
Vero è che per approcciarla devi salire in collina: il borgo di Anghiari, infatti, si arrampica sul pendio ed è dalla cima che si apprezza davvero il panorama sottostante.
Lo stradone che congiunge Sansepolcro ad Anghiari, tagliando e limitando la pianura prima che si trasformi in vertiginosa salita, visto dalla meta fa vacillare la terra sotto i piedi.

Non è un caso che proprio in questo borgo, uno dei più belli d’Italia, l’umanità abbia scoperto le leggi della prospettiva: da lì il mondo sembra infatti tutto regolato da una pitagorica armonia di proporzioni.

La battaglia di Anghiari

La storia, poi, offre nuovi stimoli all’immaginazione: su quella piana, infatti, i fiorentini si schierarono a difendere il territorio dall’avanzata di Milano e diedero vita alla battaglia più incruenta della storia. Pare infatti che al termine della giornata campale ci fosse una sola vittima, caduta da cavallo.
Pare anche che, per commemorare l’evento, Leonardo abbia affrescato a Palazzo Vecchio di Firenze la sua opera più bella, oggi dispersa.
Celebra quell’assenza il museo della battaglia, che sorge al centro del paese, proprio di fronte a Palazzo Taglieschi, sede di un museo civico nettamente più tradizionale.

Il Borghetto e le sue mura

Del Borghetto, così si chiama il centro medievale, colpisce, però, l’insieme architettonico più che i singoli monumenti, nonostante un’Ultima Cena che abbiamo contemplato a lungo.
Si parcheggia in cima alla collina e poi si scende, si scende vorticosamente fino alla passeggiata delle mura, sperando che qualche anima pia affronti poi la salita per recuperare la macchina.
Le mura nel punto più basso della città?

Ad Anghiari questa scelta sembra perfettamente plausibile.

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