Incontro con Donatella Di Pietrantonio

L’incontro con Donatella Di Pietrantonio è stato un atto di fede per i coraggiosi organizzatori della libreria Polarville di L’Aquila e un atto di dolore per i numerosi lettori presenti.
Le strade chiuse tutt’intorno, l’asfalto fresco che friggeva le suole, i rumori del cantiere, il berciare degli strimpellatori locali durante una vicina festa elettorale invogliavano ad andar via.
Ci incatenavano lì, come per una malia,  l’eloquio pacato, l’intelligenza dei discorsi di Donatella Di Pietrantonio, le domande pregnanti di Roberto Melchiorre, piacevolissimo intervistatore, la voce di Tiziana Irti, grande attrice e animatrice culturale di L’Aquila

Donatella Di Pietrantonio non viene a spiegare.
Cerca di capire.
Quando, raggomitolata nel letto, poco prima dell’alba, trasforma in lettere la storia che le tumultua in petto, non sa dove la porteranno le dita.
Ha in mente un grumo, un’idea, che prende forma quasi indipendentemente da lei in quell’ora di nessuno, le cinque del mattino, sottratta al sonno per la scrittura.
Poi comincia la vita: i bambini da curare (è dentista pediatrica), le mille incombenze quotidiane.
Che cosa è rimasto all’efficiente dott.ssa Di Pietrantonio della Donatella bambina, timida scolaretta di Arsita, che ammirava le maestre, eloquenti e ben pettinate, e sognava un mondo elegante al di là delle foreste che imprigionavano il suo borgo?
Prima che un sindaco illuminato inaugurasse materialmente la strada che l’ha portata a L’Aquila, all’università, alla sua nuova identità, la sua via di fuga erano i libri.
Quanto ha letto!
Su tutti, erano gli esistenzialisti a scavarle dentro.
Tuttora, trasfonde un po’ di Sartre, un po’ di Camus nei suoi libri.
E c’è un po’ anche di quel suo saggio maestro di quarta elementare che la esortava carverianamente a contenere il fiume in piena delle sue parole, a disseccarlo, per dare ad ogni singola espressione il peso specifico che merita.
Di L’Arminuta è stato svelato troppo, durante la presentazione.
Del resto non è la trama, pur viscerale e appassionante, ad interessare i lettori di Donatella Di Pietrantonio.
Piuttosto, ci attrae quel suo essere in bilico fra un passato arcaico, a tratti mitico, e un presente sfuggente, fra un dialetto fatto di termini concreti e suoni aspri e un italiano dolce nel lessico e nella pronuncia, fra chi saremmo potuti essere e chi siamo diventati.

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