Scacco al duce

WP_20150906_025Scacco al duce, finora, l’abbiamo visto solo noi aquilani.

In realtà, sulla navetta che ci riportava a valle dopo lo spettacolo, significativamente tenutosi a 2100 metri sul livello del mare, nel salone dell’Hotel Rifugio di Campo Imperatore in cui fu imprigionato e avventurosamente liberato Mussolini, si mescolavano, allegre, voci dalle inflessioni dialettali più disparate.

Riformulo allora: chi ha voluto assistere alle prime rappresentazioni di Scacco al duce, imperdibile piece sull’ultima notte di Mussolini così come l’ha immaginata quel genio visionario di Pier Francesco Pingitore, è dovuto venire a L’Aquila.

E non se ne è pentito.

In sessanta minuti densissimi, uno straordinario Luca Biagini ha dato volto e voce al Duce non più duce, ai dubbi di Benito, alle rivendicazioni di Mussolini. Il testo, volutamente aulico ed immaginifico, non era semplice da recitare: nella squadra di Pingitore, però, operano solo professionisti seri, che hanno incarnato con umiltà i protagonisti dell’era fascista.WP_20150906_021

Mentre in Operazione Quercia, secondo episodio di una trilogia che si è conclusa con Scacco al duce, Mussolini dialogava soprattutto con se stesso sul senso della gloria e dell’onore, sulla fedeltà e sul tradimento, in questa ultima parte il Duce si è arreso, ha ritrovato la sua dimensione più umana e si è confrontato con le pedine che avrebbero dovuto proteggerlo e lo hanno messo sotto scacco.

La somiglianza anche fisica degli attori ai personaggi è sconcertante: Carlo Ettorre pareva davvero Gabriele D’Annunzio redivivo, Roberto della Casa ridava corpo a Vittorio Emanuele III, la vivacità di Sabrina Pellegrino ben richiama quella di Edda Ciano.

I dialoghi sempre serrati virano spesso all’aforisma e scorrono rapidi benché densi: le cesure nella narrazione sono affidate ai bravissimi ballerini Raffaella Saturni e Leonardo Bizzarri, glorie aquilane, che si esibiscono in coreografie prese di peso dall’estetica fascista dell’epoca, l’ultima ritmata addirittura non su musica ma sui discorsi roboanti di Mussolini.WP_20150906_008

L’appassionata presenza di Claretta, che della Storia è vittima, permette di contrapporre alla disillusa stanchezza di Benito l’amore e la gioventù. Non è un caso che all’apparire di Claretta in scena si accendessero due luci suppletive, a dimostrare che l’amore dà sostanza e calore anche alle situazioni più disperate.

Gli attori recitavano a due metri da noi, negli stessi luoghi che Mussolini attraversò irrequieto. Fruizione migliore non sarebbe stata possibile.

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