La signora di Wildfell Hall di Anne Bronte (22/1001)

phpthumb_generated_thumbnailjpgIl segreto della signora in nero è presto svelato: in Italia il romanzo è edito con il titolo La signora di Wildfell Hall.
Pur non essendo, dunque, un libro introvabile, mi sfuggì quando, attorno ai venti anni, lessi furiosamente tutto quel che riuscii a reperire delle grandi scrittrici inglesi dell’Ottocento.
Sono bastate poche pagine perché lo stile lento e placido di Anne Bronte mi riportasse a quegli anni, quando dalla letteratura cercavo mondi alternativi, narrati dettagliatamente, direi quasi minuziosamente, e dove la trama fosse solo una delle diramazioni possibili a partire da più ampie premesse.
Lo stesso impianto narrativo di La signora di Wildfell Hall è improntato allo sperpero: si tratta di un romanzo epistolare composto da un’unica lettera lunga quattrocento pagine, all’interno della quale Gilberth  Markham acclude pagine e pagine del diario segreto di Helen Graham, la signora di Wildfell Hall, appunto.

Il mondo di Anne Bronte è molto polarizzato: i cattivi sono davvero perfidi e i buoni lo sono fino al martirio.
Lo esprime bene un personaggio (che qui resterà necessariamente anonimo perché la sua malattia è il punto di Spannung del romanzo e svelarne l’identità toglierebbe al romanzo anche quel poco nerbo che ha), quando, nel suo letto di dolore, obietta a chi l’assiste :”Quindi è per carità cristiana che sei qui, speri di guadagnarti un posto migliore in Paradiso e scavare una fossa più profonda all’Inferno per me”.
Per questo, non ho amato Helen, con la sua inflessibile onestà e le sue sentenze moraleggianti: “Fai la guardia alle tue orecchie e ai tuoi occhi, che sono l’ingresso del tuo cuore, e alle tue labbra, che ne sono invece l’uscita, affinché non ti cedano ad alcuna imprudenza”.
Eppure, in un dialogo pieno di pathos di fronte ad un panorama magnifico, l’ho sentita dolentemente vicina:
“Vorrei non essere una pittrice.”
“Perché? Avrei detto che in momenti come questi una pittrice si sentisse privilegiata a poter riprodurre certe sfumature brilanti della natura.”
“No, perché non posso godermele e basta, come tutti: non posso fare a meno di raffigurarmele sulla tela. E poiché sarebbe impossibile, in effetti, è uno strazio per la mia vanità”.

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